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Dino Messina

Talento del giornalismo, due volte arrestato dai fascisti (che gli fecero perdere il lavoro), divenne direttore del «Corriere» il 25 aprile 1945: e portò il giornale - contro il parere dei proprietari, i fratelli Crespi - su posizioni repubblicane. Riuscendo a «spostare» parte dell'opinione pubblica moderata, determinante per l'esito referendario

Davvero Mario Borsa, il giornalista che per circa quindici mesi, dalla Liberazione del 25 aprile 1945 al 6 agosto 1946 diresse il «Corriere della sera», può essere considerato a pieno titolo uno dei padri della nostra Repubblica? O - come ebbe modo di dirgli Ugo La Malfa - il suo «demiurgo»? Forse Glauco Licata nella minuziosa storia del quotidiano di visa Solferino, uscita nel 1976, esagerò a scrivere che senza di lui al referendum del 2 giugno 1946 l’avrebbe spuntata la monarchia, ma è certo che quel «radicale alla francese» o «liberale all’inglese», secondo le definizioni di Paolo Murialdi, diede un contributo fondamentale all’affermazione del «vento del Nord» e della spinta che veniva dalla Resistenza.

Nato nel 1870 nella cascina Fittarezza, nella Bassa lodigiana, il giovane Mario negli anni Ottanta si era trasferito con la famiglia a Milano e dopo la morte del padre, il pittore Costantino, aveva potuto frequentare il liceo Manzoni e poi l’accademia scientifico letteraria con successo grazie ai sacrifici e al lavoro della madre Isabella e della sorella Ester. Senza trascurare gli studi Borsa frequentava gli ambienti radicali, era stato il fondatore di un circolo intitolato al federalista Carlo Cattaneo, ma dopo la laurea, non volendo limitarsi all’insegnamento, aveva accettato un posto da vice-critico teatrale nel giornale conservatore «La Perseveranza». Incaricato anche di reportage importanti, come il fidanzamento tra il Principe di Napoli, futuro Vittorio Emanuele III di Savoia, ed Elena del Montenegro, era stato notato dal fondatore del «Corriere» Eugenio Torelli Viollier, ma anche dal direttore del quotidiano di sinistra «Il Secolo», Ernesto Teodoro Moneta, che ebbe la meglio nell’asta sul giovane talento e lo mandò come corrispondente a Londra.