Adesso che comincia l’ossessiva domanda “e tu dove vai in vacanza”, può essere utile, per chi volesse, per chi non potesse partire, anche per i prossimi "ponti", dedicarsi a un tour da fermi ai Parioli, l'epicentro delle borghesie romane che con il caldo diventa particolarmente esotico e fascinoso. Ecco una guida perfetta con Parioli di Filippo La Porta, uscito per Paesi Edizioni. Grand tour che narra le gesta di un fittizio ex abitante, un dolente Fabrizio, dal nome stendhaliano o lampedusiano, che percorre nostalgicamente il “sogno di un quartiere”, dove ha vissuto, e da cui se n’è andato, per riparare a Roma Sud (come del resto l’autore, critico letterario e saggista). E’ un viaggio “à rebours” dalle origini di quel quartiere che è anche un sogno architettonico e civile, il sogno di una grande borghesia illuminata possibile, a Roma, in Italia. Il sottotitolo è infatti “Topografia di un sogno borghese”, e parte dall’idea di un “super quartiere” per una specie di razza eletta coi villini e i giardini, nel piano regolatore del 1909 dall'ing. Edmondo Sanjust di Teulada, araldico tecnico chiamato da uno dei rari sindaci illuminati della disgraziata città, Ernesto Nathan. Sogno subito spezzato dal cemento e dal “generone”. Protagonisti ancor oggi i villini e le più frequenti palazzine, dal Girasole di Moretti a viale Bruno Buozzi abitato da Totò e da Rossellini, all’Ariete, sede e simbolo del più gran “palazzinaro” nel senso di supremo e geniale disegnatore di questo tipo architettonico, Ugo Luccichenti (a volte insieme a Raffaele Monaco). Concordiamo tutti che una delle più belle sia quella fatta dal solo Luccichenti a Largo Spinelli (nella foto), con le finestre a nastro corbusieriane, che per ironia del destino è ambasciata oggi di Monaco – presso la S. Sede. E poi la meno conosciuta palazzina Salvatelli alle Muse, unico progetto residenziale mai compiuto da Gio Ponti nella capitale. Si passa da Piazza Euclide con la cupola mancante del povero Brasini, architetto fascista che avrebbe tanto voluto essere Piacentini. Ma l’architettura cede il passo al costume, alla storia, alla letteratura. Dress code d’epoca di piazza Euclide: blazer blu e cravatta gialla. E poi volendo, potendo, Porsche e Triumph. Per nascere e morire ai Parioli c’è la clinica Quisisana dove passa i suoi ultimi giorni (oltre a una serie di celebrità, anche molto di sinistra, come Anna Magnani) Antonio Gramsci, cui è dedicata una prestigiosa via, ma non una targa nell'ospedale, scrive l’autore, nonostante le molte richieste (ma sappiamo come sia divisivo il tema delle targhe, soprattutto antifasciste, a Roma, come nel palazzo di residenti cuor di leone che non hanno voluto la targa a Matteotti).C’è la politica, appunto, in un quartiere storicamente di destra ma che riserva alcune sorprese: autoctone le parioline Rossana Rossanda e Luciana Castellina, volti cool della sinistra e del Manifesto (il giornale che proprio ai Parioli sorse). Ma Castellina era già soprannominata “Miss 103”, dal nome del leggendario autobus che portava dal centro ai Parioli. Mentre a piazza Verdi oggi sede Cdp (“ai limiti dei Parioli”, sottolinea l’autore) l’11 ottobre 1975 dopo i fatti del Circeo, esplosero i “Parioli antifascisti”. Il Centotrè è anche un racconto contenuto nel Quartieri alti di Ercole Patti, scrittore dimenticato e notevole, che La Porta cita molto, in questa ricognizione che è anche e soprattutto una notevole bibliografia. Nel racconto sul bus fatale ecco tutti dei dialoghi di signore che in piedi o sedute raccontano delle vacanze a Capri e dei circoli sul Tevere (“Torno ora da Alassio, uno strazio”). Grandi vanterie pure sui ritrovati del benessere hi tech, come il telefono o i termosifoni, ma poi già al limitare della Nomentana finisce il sogno e il mood, fine delle conversazioni alate e “Salgono piccoli impiegati, persino delle serve con broccoletti nella rete".Ancor più dimenticato di Patti è Carlo Laurenzi papà della giornalista Laura, con Due anni a Roma, dove racconta la borghesia delle bionde e finte bionde ante litteram, negli anni Cinquanta con le ragazze che si chiamano tutte Gabriella e Annamaria o Barbara, Daniela e Patrizia. “Le case dei Parioli sono le più belle d’Europa”, certifica Laurenzi, ma La Porta non è d’accordo, ascensori e ingressi son meglio “in” Prati. E poi centrale è “l’opera omnia” del nostro amato Giorgio Montefoschi, nume tutelare del quartiere, coi suoi romanzi ambientati tra le Muse e via Ristori (via oggi famosa più che altro per le polemiche tra gli illustri residenti, circa cassonetti da spostare e auto in sosta vietata, capitanata dai Castellittos). Altro personaggio emblematico dei Parioli cinematografici è naturalmente Enrico Vanzina (“special guest” critico, come si sa, sul quartiere, e residente piuttosto del centro storico). E poi tanti intellettuali e scrittori: Enzo Siciliano (via Caroncini), Antonio Delfini (via Scarpellini), Moravia, figlio come si sa del gran costruttore di villini ing. arch. Pincherle e grande storyteller pariolo (in particolare si segnala Il viaggio a Roma). Ultimo, Emmanuel Carrère, come si è raccontato qui sul Foglio. Apparato cartografico e rigide sottocategorie e divisioni: Piazza Verdi e viale Liegi non sono appunto propriamente Parioli, decreta La Porta. Carotaggi storico-urbanistici: il San Roberto Bellarmino a cui è dedicata la chiesa modernista tutta indaco dove si svolgono i primari funerali di quartiere (Mario D’Urso, e pure Enrico Lucherini, aggiungo io) era un feroce inquisitore, nello specifico colui che mandò al rogo Giordano Bruno. E fu fatto santo nel 1930, un po’ tardi rispetto alle sue imprese, ma la santificazione era una vendetta contro Mussolini che aveva rifiutato di togliere la statua di Bruno da piazza Campo dei Fiori, come fortemente richiedeva il Vaticano. Ma il bello dei Parioli pare dire l’autore, è nascosto: la antichissima basilica di San Valentino, spianata per creare quella “coda” di Parioli, quella via San Valentino dei canyon e delle palazzone. Ma non tutto è perduto, scopriamo che c’è ancora un misterico pertugio su viale Bruno Buozzi, detto “Il Tartaro”, dove ci si può calare nel cimitero del Santo protettore dell’amore.Altri architetti, altre storie: gli ubiqui Busiri Vici (uno appunto disegnatore della chiesa di S. Bellarmino), ma un grande pariolo d’elezione, Dino Risi, li chiamava “gli Abusivi-Rici”, per certi scrocchi vacanzieri al Circeo. E Vanzina nel sottovalutato “Fratelli d’Italia” vorrei ricordare che mette un coatto Christian De Sica scambiato per un figlio di Raoul Gardini su una barca prestigiosa, dove l’unico a smascherarlo è un petulante architetto, Gianluigi Busini Chigi. Risi abitò fino alla fine dei suoi giorni nel leggendario residence di via Aldrovandi, che si andò a visitare, non lontano dallo zoo di Marisol di Un sacco bello (con l’ingresso barocchetto progettato da Brasini) ma immortalato anche in L’orologio di Carlo Levi secondo cui, “La notte, a Roma, par di sentir ruggire i leoni”. Per adesso, ci sono piuttosto cavalli che scappano, a Roma. Però i Parioli un viaggio lo valgono sempre, vabbè.