Su che cosa sia per davvero Roma ci sono posizioni ancora contrastanti, se per Federico Fellini Roma rappresenta l’utero materno ecco che per Alberto Arbasino Roma è quello che viene subito dopo, il luogo in cui ha senso cominciare a esistere. Li separa in pratica uno scarto minimo che dice molto di Fellini e di Arbasino, ma anche della capacità magmatica e mimetica di Roma, luogo il cui corpo resta estremamente difficile da definire nel momento in cui rifiuta totalmente la concezione planimetrica moderna, rivendicando un impero ormai ridotto a dintorno o se si preferisce a borgata. Il centro appare così come un riflesso, o un catalogo dell’attorno in un movimento policentrico che pure le giunte Rutelli e in parte Veltroni tentarono di perseguire seppure con esiti incerti. Pezzi di città che avrebbero dovuto diventare da quindici minuti che sono state prima ancora inglobate dalla selva dell’agro romano trasformando i suoi cittadini in soldati vietcong in cerca di spazi polifunzionali aperti.Roma è infatti una città a macchie che nel 1925 il Touring Club Italiano iniziò a indagare con un gravoso lavoro di mappatura, dandosi l’obiettivo di pubblicare la prima guida rossa dedicata alla Capitale. La prima di una serie arrivata fino al 2025 con continui aggiornamenti e aggiustamenti, perché Roma non è mai del tutto compresa e tanto meno conclusa. Una città mobile fermata però in questi settanta anni osservazione e documentazione ora analizzati all’interno di Roma in rosso (Quodlibet) a cura di Fabrizio Toppetti, Vincenzo Moschetti, e Viviana Costagliola che va proprio a raccogliere le varie guide rosse che si sono succedute.La guida per sua conformazione precede sempre il visitatore, lo fa avvertendolo e consigliandolo, ma al tempo stesso mostrandone gli spazi, la forma e le caratteristiche. Non si cela dietro preferenze algoritmiche o valutazioni degli utenti, la guida da vero oggetto novecentesco ambisce alla completezza e all’oggettività. Ed è dunque un lavoro prezioso di scavo negli archivi del Touring Club Italiano quello dei curatori di Roma in rosso, perché va a cogliere uno nodo che non può essere risolto, ma che anzi permane edizione dopo edizione: la totale emotività del territorio romano. Una mutevolezza che sfugge al controllo della guida rossa, ma che al tempo stesso la guida sa mostrare e rivelare.Come tutte le cose a Roma la guida nasce in occasione del Giubileo indetto da Papa Pio XI permanendo in quella forma fino al 1993 quando la guida si concentrerà solo su Roma, lasciando a quella dedicata al Lazio l’onere dei dintorni. Roma in rosso mostra con esattezza cosa significa dare corpo a una guida, ovvero un lavoro estremo di relazioni che vanno necessariamente attivate con tutto il territorio preso in analisi, dalle amministrazioni alla ferrovie. Una forma di scoperta e indagine che ancora oggi sa svelare Roma ai turisti così come a suoi abitanti ben più degli infiniti real vista Colosseo con limoncello spritz dei vari influencer, la differenza tra l’esistere e il resistere.