di
Paolo Conti
Lo scrittore francese e il trasferimento (temporaneo) nella Capitale: «Per ora sono tutti gentili, frequento amici scrittori, ma finirò come il Marziano di Flaiano»
«Moi, j’adore le Pariolis sono casuali, è un quartiere che non conoscevo, ma sto benissimo. Mi ricorda il Sedicesimo arrondissement dove sono nato… Sto qui per qualche mese, mi ha prestato la casa un mio amico francese». Chissà cosa avrebbe detto Alberto Moravia, indiscusso cantore dei Parioli letterari (e chissà cosa dirà Giorgio Montefoschi, che sempre nei Parioli vede lo sfondo delle sue storie borghesi) leggendo «Il Foglio» di oggi, dove Emmanuel Carrère racconta a Michele Masneri, in un confronto elegantissimo, il suo approdo a Roma, la sua scelta di trascorrere qualche tempo nella Capitale italiana. Il sindaco Roberto Gualtieri sarà felice sapendo che l’autore del recente, fortunatissimo «Kolchoz» (in Italia edito da Adelphi) gira in bicicletta elettrica proprio nelle strade in cui si sono sollevate proteste a non finire per la realizzazione di contestatissime piste ciclabili, per esempio in via Panama.
Caffè e cornetti al Cigno, ma Villa Borghese è «troppo trafficata»Parlando con Masneri, Carrère (che sta cominciando a praticare l’italiano) racconta di avere un giro di amici scrittori romani: Sandro Veronesi, Emanuele Trevi. Un perfetto neo-pariolino: «La mattina ho scoperto il bar del Cigno per la prima colazione, stupendo», locale di viale Parioli celebrato da decenni per i cornetti e per i ventagli. Guarda caso, a poche centinaia di metri da casa Bellonci, dove nacque il Premio Strega: plurime coincidenze letterarie. E nemmeno troppo distante dalla casa che fu di Audrey Hepburn, a pochi metri da quella in cui abita da sempre Corrado Augias. Carrère assolve i tassisti romani, noti per la loro sbrigativa rudezza («mi sembrano tutti molto gentili»). Dice che vuole «stare un anno a Roma» e giustamente Masneri profetizza che tra poco, citando il noto «Marziano a Roma», di Ennio Flaiano, lui diventerà uno tra i tanti pezzi del paesaggio romano («c’era il solito Carrère…che ppalle»). Carrère sta impareggiabilmente al gioco: «Oui! Naturellement. Lo sto leggendo. So tutto! Adesso sono gentili, ma tra pochi mesi i romani non ne potranno più di me! Sono pronto!». Il grande autore ha già capito come funzionano le cose a Roma: «Io amo molto Villa Ada, trovo invece Villa Borghese troppo trafficata». E fa bene, essendo quel parco una pista illegale (e tollerata) per risciò e golf cart che corrono indisturbati tra bambini, anziani e cani. Ammette di non essere stato ancora invitato dalle principesse danarose titolari di vari salotti capitolini, più o meno esclusivi. Giorni fa ha presentato a palazzo Grazioli, ex residenza romana di Silvio Berlusconi e attuale sede della Associazione Stampa Estera, proprio «Kolchoz» e ha voluto vedere tutto, incluso il bagno con la celebre vasca incassata a pavimento tra i marmi («ma lo pensavo più grandioso»). Altri passaggi. La sua ammirazione per Macron e per il suo rapporto con la moglie Brigitte: «Non muove un passo senza di lei, ed è veramente un rapporto che va contro ogni regola classica, un uomo che sta con una donna di 24 anni più grande, questo è notevole, incredibilmente femminista, dovrebbero rendergli più merito per questo».










