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Paolo Conti

L'attrice britannica ha regalato un attico al marito a piazza Navona. La scrittrice Jumpa Lahiri alterna Roma con Princeton, il collega Jonathan Safran Foer ama visitare Testaccio. A palazzo Pasolini dall’Onda Annik De Beistegui

Il recente approdo di Emanuel Carrère ai Parioli, con tanto di colazione fissa al bar Il Cigno, lo conferma: Roma sembra tornata la città cosmopolita, attraente e intrigante dei tempi d’oro, quando per le strade potevi incontrare Truman Capote, Gore Vidal, Tennesse Willliams perché scrivevano meglio nella città dei Papi che a New York o a Londra. Per non parlare di Cy Twombly o di Sebastian Matta che trovarono a Roma la patria d’arte più adatta per dipingere. Carrère, come ha svelato Il Foglio, gira in bici elettrica dalle parti di piazza Ungheria e dintorni, una sorta di rivisitazione contemporanea delle sequenze in Vespa di Vacanze romane di William Wyler.

Insomma, nonostante il caos da cantieri e da traffico, Roma ha ritrovato fascino e attrattività grazie a quel misto di splendida archeologia classica, grandiosità rinascimentali e barocche, ironia degli abitanti, avventure gastronomiche, tramonti imperdibili. Da pochi mesi fervono i lavori in un misterioso, splendido attico con terrazza affacciata su piazza Navona, tra Bernini e Borromini, di cui si favoleggia in tanti salotti. È il costosissimo regalo personale di Catherine Zeta Jones a suo marito Michael Douglas, come ha svelato il quotidiano britannico Mail on Sunday. Alle pareti, così già dicono grazie alle confidenze di qualche gallerista, ci saranno opere di Mario Schifano e di Renato Guttuso. Douglas, a fine aprile, ha recitato sul set romano di White Lies, il nuovo progetto cinematografico di Oliver Stone («sarà una storia eterna d’amore», ha promesso) tra il Pantheon e proprio piazza Navona. E da quelle parti, protetti da una rete di ristoratori amici, hanno mangiato insieme alcune sere, coperti con occhiali neri e cappellino, senza il codazzo di fotografi. Prove generali di trasferimento.