Che fare? Da un lato l’asse del nord, i governatori (o ex) che tornano in pressing. Zaia parla ancora del modello tedesco, Romeo rilancia. Dall’altro il fantasma di Vannacci, che gli svuota il partito e di questo passo lo tallonerà presto nei sondaggi. E’ il bivio, un’altra volta, il tormento di Matteo Salvini: il momento delle scelte s’avvicina. Nella Lombardia di Fontana si serve l’antipasto: i (neo) futuristi chiedono un incontro, vogliono entrare in maggioranza. Si discuterà. Centenaro, deputato padovano del Carroccio, pensa alle politiche. E dice: “L’intesa con il generale va fatta”. Per Salvini non sono tempi facili. (Montenegro segue nell’inserto I)Chi è Giulio Centenaro? Il deputato eletto (insieme al tesoriere Di Rubba, decisioni un po’ indigeste alla base leghista) alle suppletive in Veneto del dopo Stefani. Era stato indicato dopo l’uscita di Vannacci dalla Lega e sui rapporti col generale pensa: “Non vedo particolari ostacoli per un’intesa alle prossime elezioni politiche”. Lo scrive sui social (lo ha riportato il Mattino di Padova), immaginando già Fn al 10 per cento. Poi il post sparisce – non sarebbe la prima volta che Centenaro dà una ripulita ai social. Ma intanto il danno è fatto e restituisce bene la confusione del Carroccio. L’uscita di Vannacci doveva riportare ordine e invece il suo fantasma continua ad agitare il partito. Salvini – che guarda con sempre più apprensione i sondaggi – deve inseguire. Ma come si fa a raggiungere uno che manderebbe pure i parà nella città? E’ un problema anche interno, d’altra parte nella Lega c’è chi, come l’ex ministro Centinaio (neo commissario nella Vigevano vannaccizzata), si definisce “uomo di centro” e dialogherebbe con Calenda. Altro che Vannacci. Da qualche giorno i governatori del nord sono tornati, anche pubblicamente, a mandare segnali. Lo ha fatto ieri su queste colonne Alberto Stefani, spiegando che sulla sicurezza si può avere una ricetta diversa da quella futurista. Si può avere un’altra agenda, che parli ai giovani. Lo pensa anche Luca Zaia, che non ha mai messo da parte l’idea federalista di un doppio Carroccio. E’ una proposta che piace al presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e ancor di più al capogruppo in Senato Massimiliano Romeo, che rilancia: “Una Lega confederata stile Cdu/Csu è il miglior modo per esser ancor più credibili”. Potrebbe essere una soluzione, finora osteggiata da Salvini, per tenere tutto insieme. Dalle parti del leader leghista intanto si chiedono: quanti Centenaro ci sono? Quanti, oltre ai più chiacchierati (Bof, Coin o Furgiuele) potrebbero andarsene ancora? Da Fn giurano che saranno molti e non solo dalla Lega.Tra un mese Salvini porta i suoi in ritiro a Treviso: la prima convocazione – per il 19 e 20 giugno – ha incontrato resistenze, i “no” e i mal di pancia dei nordisti. Alla fine ha scelto la zona di Zaia, che per quella data invece non ha impegni. Sarà libero anche il governatore lombardo Attilio Fontana e pure lui, con i colleghi, si aspetta qualche risposta sul futuro della Lega. Altrimenti sarà difficile serrare i ranghi, come vorrebbe Salvini. Che comunque, quanto a Vannacci, deve fare i conti pure con le altre sensibilità del centrodestra. A lungo l’argomento è stato tabù, ma adesso da FdI dicono: “Dipende da lui, dal programma”. E dai sondaggi. Qualche apertura è arrivata anche da FI. In Lombardia è nata una componente di Fn che ha chiesto un incontro a Fontana (che domani passerà a Roma per parlare di data center con il ministro Urso), e vorrebbe entrare in maggioranza. Il governatore, spiegano da Milano, non ha bisogno di stampelle e farà un passaggio con gli alleati sul territorio, poi capirà come muoversi. La partita potrebbe avere una ricaduta più ampia, potrebbe essere un antipasto. A Legnano, in vista del ballottaggio, il centrodestra si è apparentato con la candidata – una ex leghista – vicina a Vannacci che gongola e gioca al rialzo: apre a destra ma pensa a un suo candidato per Milano e ha invitato tutti gli altri leader all’assemblea costituente del 13 giugno. Il leader leghista intanto coglie i segnali, piccoli e grandi, che si sommano alle visioni divergenti all’interno della sua Lega, tra federalisti e sovranisti. Da qui passa il tormento di Salvini.