Caro direttore, il generale Vannacci con il suo partito pare abbia un certo seguito. I sondaggi lo danno ben otre il 4 per cento a livello nazionale. E questo consenso sta creando un po’ di malumori nel centrodestra, con la gente costretta e inseguire il generale lungo il sentiero che porta verso un’estremizzazione. E costringe la Lega di Salvini ad alzare i toni, a cercare sempre un nuovo nemico per tenere alta la tensione e non farsi erodere consensi. Anche Fratelli d’Italia deve fare i conti con questa nuova fase che porta tutta la coalizione a virare verso destra abbracciando temi razzisti e xenofobi. Non va bene scivolare verso un populismo sfrenato. Ma secondo lei nelle urne questa deriva paga?Rosa Bucci

Cara Bucci, Nella politica italiana in pochi mesi gli elementi che sembravano definitivi possono essere capovolti, lo abbiamo visto spesso negli anni passati. Ma ci sono pochi dubbi che il generale Roberto Vannacci possa rappresentare un elemento dirompente per la coalizione di centrodestra. Il nuovo capo-popolo ha utilizzato la Lega di Salvini come un taxi per farsi eleggere e costruirsi un’identità politica (un errore del Carroccio che pensava di utilizzarlo e invece è stato sedotto e abbandonato), ora si rivolge a un elettorato nazionalista, populista ed estremista che ha sempre avuto una sua forza. Lo fa in nome di uno slogan semplice: noi non siamo la destra moderata. E di un manifesto che esalta coraggio, disciplina, identità, tradizione, protezione della famiglia, libertà da uno Stato che opprime. Abbiamo seguito in questi giorni le sue manifestazioni: ha sicuramente una forte efficacia comunicativa, lancia messaggi diretti e qualche ricetta illusoria, soffia sui sentimenti anti immigrati: il 50 per cento dei reati in Italia, lo ripete sempre, sono commessi dal 9 per cento della popolazione, quella degli extracomunitari. Alcuni di questi punti sono stati in passato fondanti per la Lega e Fratelli d’Italia. La responsabilità di governo ha portato la premier a un’evoluzione conservatrice e moderata: una delle chiavi della sua esperienza a palazzo Chigi che le ha dato un ruolo importante a livello internazionale. Per il centrodestra di Meloni tenere dentro la coalizione le pulsioni e le parole d’ordine vannacciane rappresenterebbe una scelta incoerente, addirittura destabilizzante visto l’amore del generale per Putin e l’odio radicale verso l’Unione europea. È un nodo che verrà presto al pettine perché Vannacci può sottrarre al centrodestra (lo dice anche l’ultimo sondaggio del nostro Pagnoncelli) i voti indispensabili per competere con il Campo largo e per provare a fare il bis. Per il momento assisteremo a una piccola transumanza di parlamentari che abbracciano il generale per riottenere un seggio e a una sorta di psicodramma nella Lega di Salvini che su parole d’ordine simili a quelle di Vannacci aveva puntato tutto, abbandonando le origini nordiste e federaliste. Un grande punto interrogativo: fare il pieno di voti baciando il rospo vannacciano o scegliere una coalizione più coerente per programma e indirizzo politico? È un rebus che dovrà risolvere anche il Campo largo con le sue variopinte presenze, dal radicalismo dei Cinquestelle o di Fratoianni al centrismo di Renzi. Con l’aggiunta della piccola sorpresa, di cui si parla tanto, di un partito pro-Pal guidato da Francesca Albanese e Alessandro Di Battista.