Leggono i sondaggi e i sondaggi invitano a prendere tempo. Vannacci dentro o fuori il centrodestra? Il dibattito lacera la coalizione e i numeri confondono le idee. Il generale cresce insieme al suo Futuro Nazionale, veleggia ormai stabilmente sopra il 4 per cento, Matteo Salvini porterà la Lega in ritiro a fine giugno, a Treviso, per una seduta di gruppo utile, si spera, a sopire le tentazioni vannacciane dei suoi parlamentari.

Dentro o fuori? Intanto a destra, mentre ovunque si sentono i rulli di tamburi della campagna per le Politiche, ferve la discussione sull'inclusione - o la messa alla porta- dell'ex Parà della Folgore e della sua armata di militanti e parlamentari. Dentro o fuori? Né-né, ha replicato ieri in un'intervista al Messaggero Arianna Meloni. Non proprio una seconda fila di Fratelli d'Italia, la sorella maggiore della premier che ormai da quasi tre anni è a capo delle tessere e della segreteria politica e decide strategie, tattiche e liste. «Il centrodestra esiste da più di 30 anni, è al governo della nazione e continuerà ad essere l'unica vera certezza per gli italiani» l'incipit, non privo di enfasi, della "Sorella d'Italia" a capo del partito. Ed ecco il messaggio in bottiglia per Vannacci e la sua truppa: «Chi vuole far parte del centrodestra deve sposarne lo spirito, i principi e i programmi». Chiaro, no? Vannacci deve venire a Canossa, se proprio ci tiene, e firmare il programma con cui il centrodestra si ripresenterà al voto fra un anno circa. Specie quel passaggio, che di certo sarà inserito con buona pace delle resistenze leghiste - citofonare a Giovanbattista Fazzolari, che sul punto non ammette deviazioni né sbavature - che rinnova il sostegno italiano alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina aggredita dai russi. Un contratto di governo? Anche a questo si ragiona ai piani alti della coalizione conservatrice già affacciata sul voto. Nonostante il precedente non proprio edificante del contratto giallo-verde: Salvini firmò con Di Maio, l'intesa sbocciò per un anno e finì tra un sorso di Mojito e l'altro al Papeete l'estate successiva. Vannacci gongola. Ancora ieri dispensava lezioni di politica internazionale. «Mi sono sempre schierato contro quelli che fanno parte di questa alleanza di centrodestra, ma anche della sinistra, che continuano a votare in Europa per la guerra a oltranza» spiega il generale studiato, temuto, corteggiato e osteggiato dai suoi ex compagni di viaggio. Ieri un sondaggio di Pagnoncelli che fotografa uno scivolone del Pd nei consensi - meno due per cento - è piombato nelle chat del centrodestra. E ha forse ridato guazza al fronte che vuole Vannacci fuori: se il Pd perde pezzi, che bisogno c'è di imbarcare l'ultra-destra di Futuro Nazionale? È la tesi di Forza Italia da cui si alzano le voci più critiche al patto con il militare del Mondo al Contrario. Sentite Licia Ronzulli: «Vannacci è il miglior alleato del centrosinistra. Attacca solo e sempre il centrodestra che governa per il bene del Paese». Questo è il clima. Ma è solo l'inizio. Il dibattito prosegue e promette scintille. Vannacci dentro o fuori? Nulla è deciso. Perfino Arianna, che di "Giorgia" è prima consigliera e interprete, oltre che sorella maggiore, non chiude del tutto la porta...