’Lo spessore del sale’ non è soltanto il nuovo libro di poesie di Vittorio Franceschi. È un volume che raccoglie, alla soglia dei 90 anni dell’autore, una lunga fedeltà alla parola e alla scena. "Molti mi dicono che il mio è un teatro poetico e che nelle mie poesie si sente il teatro. E non mi dispiace", dice Franceschi, che ha passato una vita con i grandi registi del Novecento come Benno Besson, Andrzej Wajda, Luca Ronconi, ed è stato pluripremiato in Italia e all’estero. Nel ’58 lascia Bologna per andare a Milano, dove dieci anni dopo è tra i fondatori di Nuova Scena con Dario Fo e Franca Rame. Qualche anno più tardi torna in città e nel 1976 sua moglie, Alessandra Galante Garrone, dà vita alla scuola di teatro.

Lo spessore del sale (Minerva) è la sua quinta raccolta di poesie. Pubblicata grazie al sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, viene presentata giovedì alle 19 al Chiosco di San Francesco – Coop Ambasciatori. L’autore dialogherà con Alberto Bertoni ("che ha scritto una preziosa prefazione") e Bruno Damini, che ha curato il progetto editoriale.

Franceschi, quando ha iniziato a scrivere poesie?

"Scrivo da quando ero bambino. In quinta elementare avevamo un giornaletto e io ero il poeta di classe. Poi nella vita ho scelto il teatro, ma la poesia è stata la mia compagna nei pertugi, sottraendo ore al sonno".