Il più letto, il più venduto, il più amato e il più criticato. Franco Arminio e le sue poesie sono il fenomeno più sorprendente degli ultimi dieci anni, almeno, del mercato editoriale italiano. Abbiamo intervistato Arminio in occasione del Festival di Noli – Il borgo delle idee e nelle ore in cui esce il suo nuovo libro, L’incredibile non si può dire a tutti – Poesie d’amore (Rizzoli). “A Noli non ci ero mai stato. Da paesologo posso dire che un paese viene sempre guardato come se si vedesse un film che dura da migliaia di anni”.
L’eterna diatriba tra campagna e città…
“ I piccoli paesi sono micro città. Hanno tutto quello che serve. Il mondo contadino, del resto, era autosufficiente. Si andava fuori per sale e fiammiferi, il resto si faceva in casa. Qui a Noli la collina delimita il paese come focolare, poi c’è l’adiacenza con l’epica del mare”.
Vede differenze tra borghi settentrionali e quelli meridionali?
“I paesi dell’interno si somigliano molto. Un paese del cuneese somiglia a uno della Sila o dell’Aspromonte, anche nel tratto caratteristico dello spopolamento. Il mio paese, Bisaccia, è più simile a un paese ligure che Genova ad Avellino. Più il paese è piccolo più Nord e Sud si fanno simili”.









