La capitale libanese tira un sospiro di sollievo dopo la diffusione della notizia di un cessate il fuoco almeno per Beirut. Ma da stamani migliaia di abitanti della periferia sud si erano già messi in fuga: "Torneremo presto", avevano detto molti sfollati mentre lasciavano, ancora una volta, le loro case, accanto ad altri che nella capitale libanese maledicevano gli effetti di "una guerra decisa da altri".
Clacson, motori accesi, sedie di plastica sui tetti delle auto e droni israeliani che ronzavano nel cielo: la periferia sud di Beirut si era svuotata di nuovo. Dopo l'ordine di sfollamento forzato imposto da Israele e i nuovi raid minacciati contro il quartiere, un tempo roccaforte di Hezbollah, migliaia di persone avevano ripreso la strada dell'esodo. L'esercito libanese, che nel sud del Paese non ha combattuto Israele e si è ritirato subito dalle aree investite dall'avanzata israeliana, era dispiegato nella capitale per dirigere il traffico della nuova fuga. "È la quarta volta da quello che chiamano il cessate il fuoco che andiamo da un posto all'altro", raccontava Aref Khreis, 54 anni. "Andiamo verso nord, ma non sappiamo più dove fermarci".
Nelle strade si incrociavano sentimenti diversi. Chi percepisce Hezbollah come unica forma di resistenza al nemico invasore, e chi sostiene attivamente il partito filo-iraniano, parlava di una prova temporanea. "Torneremo presto, vincitori", affermava un uomo che aiutava la famiglia a caricare valigie e coperte. Accanto a questo sentimento cresceva una stanchezza sempre più evidente. "Questa guerra è inutile", sbottava un tassista fermo nel traffico. "Paghiamo conti che non sono nostri". Lo stesso malessere è emerso nei giorni scorsi a Tiro e Nabatiye, due città del sud colpite da bombardamenti di grande violenza. Decine di abitanti, con profili diversi, hanno lanciato petizioni per chiedere che le due località siano dichiarate "città aperte", senza armi e risparmiate dalle distruzioni. L'appello di Tiro avrebbe raccolto circa 150 firme, quello di Nabatiye oltre 220. Cifre irrisorie, ma enfatizzate dal quotidiano francofono beirutino L'Orient-Le Jour, noto per le sue posizioni anti-Hezbollah. I firmatari, scrive il giornale, chiedono al governo libanese di intensificare gli sforzi diplomatici per proteggere Tiro, il cui patrimonio è iscritto nella lista mondiale dell'Unesco, e Nabatiye, che ha già perso parte dei suoi siti storici. Sollecitano inoltre corridoi umanitari, un cessate il fuoco effettivo nel sud e il dispiegamento dell'esercito libanese e delle forze di sicurezza per garantire l'autorità dello Stato. Le iniziative, afferma L'Orient-Le Jour, hanno provocato la collera dei sostenitori di Hezbollah, che vi hanno letto una critica indiretta alla resistenza armata. Un gruppo vicino al movimento, "Shabab Sur", i Giovani di Tiro, ha accusato i promotori di aderire, "consapevolmente o inconsapevolmente", al discorso del nemico israeliano. Secondo fonti vicine ai promotori, su alcuni firmatari sono state esercitate pressioni per ritirare l'adesione, ma i ripensamenti sarebbero rimasti limitati, afferma il giornale di Beirut.









