Se n’è andato Gianni Mattioli. L’emozione che ho provato, quando l’ho saputo, mi ha come svuotato e per questo faccio una fatica immensa a scrivere un ricordo di lui.

Non voglio fare un elenco di fu, né un riassunto del suo ricco percorso politico. Altri lo faranno meglio di me. Mi sento più a mio agio a raccontarti usando il plurale, a parlare di quello che fummo, a narrare le esperienze ideali e di lotta che abbiamo fatto insieme e con noi tante altre persone, perché la ricchezza del tuo sapere e la tua intelligenza avevano un senso solo in una dimensione collettiva.

Comunicavi un pensiero scientifico raffinato, ma appena terminavi di farlo partivi con tutte e tutti per bloccare il cantiere che stava costruendo la centrale nucleare di Montalto di Castro. In questa dimensione collettiva risiedeva la tua forza. Insegnavi all’università, ma non sei mai stato solo un accademico e per questo sei stato tra i fondatori della Legambiente, tra gli ispiratori di quell’ambientalismo scientifico che ha indicato il pensare globalmente e agire localmente dell’associazione. Quanta passione riempì l’aula della Sapienza nel marzo del 1980 quando di fatto fu fondata la Legambiente e fra i più convinti c’eri tu che sentivi l’esigenza insieme a tutte e tutti noi di costruire un punto di riferimento nell’ambientalismo italiano. È questo il percorso che poi ti ha reso uno dei protagonisti del Partito Verde.