Vellezzo Bellini Ben cinquantotto contratti di somministrazione a termine in un anno e mezzo, tutti sottoscritti con la stessa azienda, la Galbusera. È questo il quadro professionale di una lavoratrice di origini straniere, prossima alla pensione, impiegata come addetta alla produzione e al confezionamento presso lo spaccio dolciario “Galbusera – Tre Marie” di Vellezzo Bellini. Negli scorsi mesi la donna ha deciso di rivolgersi al sindacato Nidil Cgil Pavia, che ha preso in carico il suo caso e ha aperto una vertenza nei confronti di Galbusera. L’azienda ha messo sul tavolo una soluzione di compromesso per la lavoratrice: la garanzia di circa trenta ulteriori giornate di lavoro, che le consentirebbero di raggiungere il requisito dei 110 giorni di lavoro in somministrazione necessari per accedere al bonus Sar (Sostegno al Reddito per i lavoratori somministrati), pari a mille euro lordi. La donna ha però tenuto il punto, restituendo la proposta al mittente. E ora, affiancata da un avvocata, proverà a ottenere un contratto di assunzione diretta. La vicenda Di questa vicenda avevamo già dato conto su queste pagine un mese fa (in quell’occasione avevamo scritto erroneamente che i contratti firmati erano stati quarantanove). Come rivela Camillo Moroni, segretario generale della Nidil Cgil Pavia, quello della donna non è un caso isolato in questo stabilimento. «Il ricorso sistematico a contratti così brevi – spiega – appare difficilmente compatibile con esigenze temporanee e stagionali e pone il tema di un possibile utilizzo dello strumento della somministrazione per evitare il consolidamento del rapporto e le relative tutele». E aggiunge: «Crediamo che la risposta dell’azienda non possa essere limitata a strumenti emergenziali o compensativi. Servono politiche industriali, del lavoro e del welfare capaci di restituire alle persone autonomia, diritti e certezze. Dopo cinquantotto contratti in un anno e mezzo, la risposta che una lavoratrice si aspetta non può essere un bonus da mille euro lordi, ma il riconoscimento del proprio lavoro attraverso una reale stabilizzazione occupazionale».