Dai Subrich piemontesi alla Frittedda siciliana, fino al Turtun ligure, un viaggio tra le ricette di primavera che raccontano territori, tradizioni e sapori stagionali custoditi da generazioniDai Subrich piemontesi alla Frittedda siciliana, fino al Turtun ligure, un viaggio tra le ricette di primavera che raccontano territori, tradizioni e sapori stagionali custoditi da generazioniRegione che vai, specialità di primavera che trovi. E il bouquet di ricette che attende l’arrivo delle primizie per rispuntare come un tenero germoglio, in questo periodo dell’anno non potrebbe essere più ricco e profumato. Tra vignarole e tagliatelle con gli strigoli, fino ai classici risotti agli asparagi e alle frittatine con le erbe selvatiche, troviamo anche chicche forse meno conosciute fuori regione, ma che regalano altrettanta piacevolezza, raccontando storie di tradizione e territorio. Pensiamo ai Subrich di Masio, antichissima ricetta piemontese (che ha ottenuto il marchio De.Co. nel 2007), spesso tramandata solo a voce, ma che la consuetudine ha tenuto in vita sino ad oggi.Si tratta di morbide frittelle tondeggianti che devono il nome di radice francese al metodo di cottura originario, “sur briques”, cioè su mattoni scaldati. La ricetta masiese include erbe aromatiche e primaverili del territorio di Masio, tra cui i rinomati spinaci locali, asparagi, tarassaco e cime di luppolo raccolti in natura, da tagliare grossolanamente e unire a uova fresche, Parmigiano Reggiano e olio Evo; ora si friggono in padella, ma secondo tradizione andrebbero dorate nel forno su pietra.Fave, piselli e carciofi sono i protagonisti della gustosa Frittedda palermitana, piatto versatile che interpreta uno dei sapori più antichi della nostra cucina e tra i più amati dai siciliani, l’agrodolce, e profuma di menta e finocchietto. Qui le verdure, tra cui i carciofi tagliati non troppo sottili, insaporiscono in un soffritto di cipollotto finemente tritato e aglio intero schiacciato (poi, da eliminare); i vegetali devono restare croccanti, si unisce allora il trito di odori, un pizzico di zucchero e dell’aceto, regolando di sale e pepe. Un piatto da gustare tiepido, ideale come contorno o antipasto assieme al pane casereccio.Il patrimonio gastronomico ligure ci regala invece il Turtun di Castelvittorio (De.Co. anch’esso dal 2007) una grande torta contadina preparata con verdure di stagione, erbe selvatiche, farina e uova, formaggi caprini freschi (come la Tuma, tipica della Val Nervia) e con l’olio evo di olive taggiasche. Alla base del Turtun c’è una sfoglia molto sottile, su cui si distribuisce il ripieno crudo, e che deve debordare ai lati per poi essere chiusa “a sacco” sopra la farcitura; un tempo si cuoceva nel forno comune del paese (le massaie incidevano le iniziali sulla pasta, per riconoscere il proprio Turtun) direttamente sulla “ciappa” (pietra) del forno a legna, senza teglia, cottura che conferiva alla torta il caratteristico aroma. Mondiale, appena sfornato o tiepido, il Turtun lo è anche da freddo, con tutti i sapori e gli aromi alla massima concentrazione.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp