«Il lavoro c’è, si trova. Ma è lavoro povero. Manca il lavoro dignitoso»: Davide Di Ceglie ha 26 anni e dal 2023 è laureato con lode in architettura al Politecnico di Milano. Origini pugliesi, è arrivato dal Sud per studiare al Nord, ha sempre lavorato per mantenersi anche durante il suo percorso universitario, e dalla Lombardia non se n’è più andato: ma in questi anni ha dovuto fare i conti con affitti troppo alti, stage gratuiti (che ha sempre rifiutato) e lavori con pochi diritti e altrettanto pochi soldi. Ora per fortuna, dopo tanta fatica, la sua situazione è cambiata. Davide, lei ha lavorato fin da prima della laurea. E ovviamente ha cominciato ad affacciarsi nel mondo professionale attraverso gli stage. Come è andata?«Mi sono laureato in tempo, con la lode, ho fatto una esperienza all’estero durante gli studi in Gran Bretagna. Poi per uno stage necessario ho trovato un full time in uno studio di ingegneria: 800 euro per un mese. Mi serviva e ho risposto sì. Ma i mesi sono diventati otto in tutto: entravo alle 9 del mattino e quasi sempre uscivo alle 8 di sera. Ero un collaboratore tecnicamente, ma non venivo trattato come tale. C’era un controllo assurdo su tutto, sulla pausa caffè, perfino su quante volte si andava in bagno, su quanto durava la pausa pranzo. Un ambiente tossico. Sono rimasto perché mi serviva il denaro, il lavoro non mi piaceva e appena ho potuto sono andato via».