Negli ultimi dieci anni, quasi 70 mila lavoratori con meno di 35 anni (almeno un quarto con una laurea) hanno lasciato la Lombardia. Quindi anche una delle regioni più ricche e competitive d’Europa e il suo capoluogo, rischiano un saldo negativo di competenze, impoverimento dell’offerta di lavoro. Ma al di là delle eccellenze, quali opportunità offre davvero ai giovani questo territorio?

«Secondo i dati dell’Inps, nell’area metropolitana i lavoratori under 30 che versano contributi previdenziali sono 361.962, quasi la metà non risiede a Milano, il 73,6 per cento è occupato in attività extra manifatturiere, in gran parte legate agli eventi, ai servizi, con forme contrattuali spesso discontinue e caratterizzate da bassi redditi». È questa la sintesi offerta da Antonio Verona, responsabile del Dipartimento mercato del lavoro della Cgil milanese. E nel dettaglio, i numeri dicono che le quote più grandi del lavoro giovane si concentrano nei servizi alle imprese (56.150), nel commercio (50.592), nella ristorazione e ospitalità (44.638) e in «altre attività» (51.573). «A Milano, nel corso del 2024, sono stati 303.013 gli avviamenti al lavoro di under 30, quasi il doppio rispetto allo stesso dato di dieci anni fa e quasi la metà dell’intero volume degli avviamenti di tutte le età registrati lo scorso anno. In sé sarebbe una buona notizia, ma verso quale lavoro sono indirizzati — si domanda Verona nella ricerca —? Qual è il modello produttivo che si sta affermando a Milano e che tipo di lavoro stiamo proponendo alle future generazioni?».