I casi di cronaca con le aggressioni di San Vito Lo Capo e Trescore Balneario sembrano distanti ma hanno un punto in comune: un culto per la violenza che nasce dalla fascinazione del male. E che si radicalizza sul webI casi di cronaca con le aggressioni di San Vito Lo Capo e Trescore Balneario sembrano distanti ma hanno un punto in comune: un culto per la violenza che nasce dalla fascinazione del male. E che si radicalizza sul webUn professore accoltellato in aula da un dodicenne. Una docente aggredita da uno studente che aveva preparato la registrazione dell'attacco come fosse un contenuto da pubblicare online. I due episodi che hanno riempito le pagine di cronaca in queste settimane sono avvenuti a pochi mesi di distanza a San Vito Lo Capo e a Trescore Balneario. Casi diversi, ma che hanno un punto in comune: il riferimento a una sigla poco conosciuta fuori da determinati ambienti della rete, “Tcc”: un acronimo che a molti dice poco o niente, ma che sta a indicare True crime community.Nel caso di San Vito Lo Capo, alcuni video pubblicati dal ragazzo sui social riportavano hashtag riconducibili a queste comunità. Nel caso di Trescore Balneario, le indagini hanno invece ricostruito l'esistenza di gruppi online nei quali l'aggressione veniva attesa, commentata e incoraggiata prima ancora che fosse attuata. Ma cosa sono davvero queste comunità?Oltre il true crimeLa risposta è meno semplice di quanto sembri. Perché il termine true crime richiama immediatamente un fenomeno ormai mainstream, quasi pop. Podcast, documentari Netflix, canali YouTube: è l’intrattenimento legato al mondo dei casi di cronaca nera. Un'industria culturale che negli ultimi anni ha trasformato omicidi, sparizioni e processi in uno dei generi più seguiti su piattaforme e tv.Le Tcc nascono da questo immaginario, ma ne rappresentano la versione più estrema: su Reddit, Discord, Telegram e altre piattaforme difficili da monitorare si è sviluppata negli anni una galassia di gruppi che non si limita a discutere casi di cronaca. In questi spazi la violenza diventa spesso un elemento identitario, un linguaggio condiviso, talvolta perfino un'estetica.Il culto del carneficeIl fascino del male ha sempre conquistato le masse. Il cinema prima, la televisione poi e i social oggi hanno trasformato carnefici e assassini in semidei da idolatrare. Basti pensare alla “Faccia d’angelo” di Felice Maniero, boss della Mala del Brenta, senza dimenticare ovviamente i cattivi e bellissimi dei film hollywoodiani (dal Padrino fino a Scarface) per arrivare al più recente caso di Luigi Mangione, killer diventato icona del web per la sua estetica e soprattutto per aver colpito un certo tipo di establishment.Fatta questa doverosa premessa si può capire meglio la direzione in cui si muovono le Tcc. Il punto centrale di queste community non è tanto il delitto ma chi lo commette: i nomi degli autori delle stragi scolastiche americane, da Columbine in poi, vengono trasformati in riferimenti culturali. Le loro fotografie diventano immagini profilo, i loro scritti vengono condivisi, analizzati e archiviati. In alcuni casi emerge persino una forma di romanticizzazione del carnefice che finisce per relegare le vittime sullo sfondo.La dinamica non è del tutto nuova. Come detto, la cronaca nera ha sempre prodotto figure che hanno esercitato una forma di attrazione sull'opinione pubblica. La differenza è che oggi internet permette a questa fascinazione di trasformarsi in comunità permanenti, capaci di aggregare migliaia di persone attorno agli stessi simboli, agli stessi riferimenti e agli stessi contenuti.Una radicalizzazione senza ideologiaÈ una dinamica che gli studiosi della radicalizzazione online osservano da tempo. A differenza dei movimenti estremisti tradizionali, però, queste comunità raramente si organizzano attorno a un'ideologia politica o religiosa.Il collante è un altro: la fascinazione per la trasgressione, per lo shock, per la capacità della violenza di attirare attenzione. Per questo molti ricercatori parlano oggi di "nihilistic violent extremism", estremismo nichilista. Una forma di radicalizzazione che non promette un mondo migliore e non propone alcuna causa da difendere. L'obiettivo è il gesto stesso, la sua capacità di rompere le regole, generare paura e conquistare visibilità.In questo universo convivono spesso sottoculture differenti. Comunità dedicate agli autori di stragi scolastiche, gruppi che collezionano materiale legato ai serial killer, spazi Discord dove vengono condivisi contenuti sempre più estremi. Mondi diversi che finiscono però per sovrapporsi e alimentarsi a vicenda.Quando la violenza diventa contenutoPer decenni la cronaca nera ha prodotto emulazione, ma oggi esiste qualcosa di nuovo e, se vogliamo, diverso: la possibilità di trovare una comunità pronta a osservare, commentare e talvolta celebrare quel gesto in tempo reale, trasformando l’aggressione in un contenuto.A Trescore Balneario la presenza della telecamera era parte integrante dell'azione. Nel caso di San Vito Lo Capo gli hashtag sembrano indicare la ricerca di un'appartenenza a una sottocultura digitale precisa. Due episodi diversi che mostrano però una stessa trasformazione: la violenza non viene semplicemente compiuta. Viene pensata per essere vista. La logica è quella tipica delle piattaforme digitali. Visibilità, engagement, reazioni, condivisioni. Elementi che normalmente alimentano l'economia dell'attenzione vengono assorbiti anche dalle forme più estreme di comportamento.Un altro elemento che preoccupa gli esperti riguarda il modo in cui i giovani arrivano a questi ambienti. Raramente si entra in una Tcc cercando esplicitamente contenuti violenti. Più spesso il percorso è graduale: un documentario true crime, un commento sotto un video TikTok su un caso di cronaca, da lì il salto: magari ci si ritrova in un canale dedicato ai serial killer da cui si può ricevere un invito a entrare in un server Discord.Gli algoritmi non distinguono necessariamente tra interesse giornalistico, curiosità personale e fascinazione per la violenza. Tendono invece a suggerire materiale simile a quello già visualizzato, creando percorsi che possono portare alcuni utenti verso comunità sempre più radicalizzate.La sfida delle nuove sottoculture digitaliSarebbe sbagliato attribuire la responsabilità al true crime nel suo complesso. Milioni di persone seguono podcast, leggono libri e guardano documentari di cronaca nera senza sviluppare alcuna fascinazione per il crimine. Il problema emerge quando il centro della narrazione si sposta e cioè quando le vittime scompaiono dal racconto e il criminale diventa protagonista. Insomma, nel momento in cui la violenza smette di essere un fatto da comprendere e diventa un linguaggio condiviso.I casi di San Vito Lo Capo e Trescore Balneario mostrano come questa trasformazione possa trovare terreno fertile nell'ecosistema digitale contemporaneo. Un ambiente in cui la ricerca di attenzione, appartenenza e visibilità può intrecciarsi con le forme più estreme di fascinazione per la violenza.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp