Il confine tra informazione, intrattenimento e partecipazione si fa sempre più poroso. E insieme cambia la natura stessa dell’opinione pubblica. Dietro il successo della cronaca nera c’è la richiesta di non essere semplici spettatori delle decisioni prese dall’alto. Il problema nasce quando la partecipazione si trasforma in una continua delegittimazione di qualsiasi forma di competenza o mediazione. L’analisi di Giovanni Boccia Artieri, professore di Sociologia della comunicazione e dei media digitali all’Università di Urbino Carlo Bo

C’è qualcosa di profondamente rivelatore nell’esplosione dell’interesse per il true crime, qualcosa che va oltre il fascino per il delitto, il voyeurismo o la suspense investigativa e che investe più in profondità il modo in cui oggi prendono forma la verità pubblica e il giudizio collettivo. Il successo di podcast, docuserie, community investigative e processi mediatici racconta infatti una trasformazione più ampia del rapporto tra cittadini, media e autorità epistemica. E insieme racconta una società che si fida sempre meno delle mediazioni tradizionali e che sente il bisogno di partecipare direttamente alla produzione del senso, entrando dentro i fatti, interpretandoli e contribuendo collettivamente alla costruzione delle narrazioni pubbliche.