Giovanissimi, da tutto il mondo e ossessionati da stragisti, alcuni scelgono di imitare i propri «beniamini» copiando l'estetica e il modus operandi dell'attacco
Non c’è fan più grande di quello che riesce a ripercorrere le orme del proprio idolo. Un concetto comprensibile se parlassimo di musica o di sport. Ma quando l’idolo è un serial killer o un terrorista, la passione — o meglio, l’ossessione — si trasforma in qualcosa di inquietante.
È tutta qui la sostanza della true crime community: un gruppo internazionale di appassionati (si definiscono “fan”) del true crime, senza leader né una vera e propria struttura, che si trovano online per condividere questa malsana ossessione con video celebrativi dei propri beniamini. Ed è la stessa ossessione che sembra aver contagiato anche il giovanissimo studente che venerdì ha provato ad accoltellare un docente a San Vito Lo Capo. A tradire la sua appartenenza a questa comunità sono gli hashtag usati nei quattro video che aveva pubblicato su TikTok prima dell’attacco: da #tcc, l’abbreviazione di true crime community a #truecringecommunity, una versione storpiata di proposito per evitare di essere censurati automaticamente sui social. Gli investigatori della città trapanese non escludono la possibilità che possa trattarsi di una «challenge», una sfida estrema lanciata sui social per dimostrare il proprio coraggio agli occhi dei coetanei. Il confine fra gesto incosciente e violenza consapevole è labile quando si parla di undicenne.







