L’incertezza dello scenario operativo globale non rappresenta più un fattore congiunturale o estemporaneo, ma una condizione strutturale delle strategie d’impresa. L’evoluzione geopolitica, la divergenza dei mercati e l’asimmetria tecnologica hanno infatti trasformato la cosiddetta “disruption” in una caratteristica permanente dell’economia mondiale, in particolare della manifattura e delle filiere. E in questo contesto sempre più sfidante l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale giocheranno un ruolo chiave.

L’ultima edizione del Global Value Chains Outlook, lo studio del World Economic Forum dedicato alle catene industriali del valore, richiama non a caso un paradigma chiave della recente avanzata dell’AI nell’economia globale: l’orchestrazione. Nel caso della manifattura orchestrare significa innanzitutto orientarsi in una competizione geopolitica che sta indirizzando in modo predominante le strategie degli Stati nazionali verso la sicurezza e la sovranità economica, mentre gli interventi di politica commerciale e industriale sono passati da eccezione a norma. Al tempo stesso, il nazionalismo energetico e delle risorse sta ridisegnando l’accesso ai minerali critici e agli input della produzione manifatturiera. Il contesto politico stesso si trasforma così in una variabile operativa dinamica, contesa e determinante per stabilire dove e come le aziende debbano costruire, approvvigionarsi e investire. A ciò si aggiungono le analisi e le stime delle grandi istituzioni internazionali, dal Fondo monetario internazionale alla Banca mondiale, che convergono ormai verso un’unica direzione macro-economica particolarmente sfidante: crescita economica bassa e prolungata nel tempo.