Nessuna università italiana è tra le prime cento al mondo. Anzi, quasi otto su dieci perdono, rispetto allo scorso anno, terreno. In un contesto globale di aumentata competizione nel campo della formazione, l’Italia non tiene il ritmo dei finanziamenti e delle performance. Questo racconta l’ultima edizione della classifica Global 2000 del Center for World University Rankings (CWUR), (Cwur), pubblicata sul sito cwur.org.

L’elenco, che misura istruzione, occupabilità, corpo docente e ricerca, conferma il primato mondiale di Harvard per il 15esimo anno consecutivo, seguita dalle solite Mit, Stanford, Cambridge e Oxford. Ma consolida pure nuove geografie accademiche mondiali, con la Cina che continua a crescere. Già lo scorso anno, per la prima volta, aveva superato gli Stati Uniti, comunque padroni indiscussi del podio, come Paese con il maggior numero di atenei presenti tra i primi duemila. Colpa di Donald Trump, dei tagli ai finanziamenti federali e delle controversie sulla libertà accademica e di espressione.

Ma torniamo all’Italia. A guidare la truppa delle sessantasei università italiane in classifica c’è la Sapienza di Roma, appena benedetta dal Papa, che si piazza 129esima, quattro posizioni indietro rispetto allo scorso anno.