Bordighera.01 giugno 2026 alle 00:28

Bordighera.

Non ha mai difenso sua figlia, due anni appena, dai calci, i pugni, le frustate con cinture e fili elettrici inflitte dal suo compagno. Anzi, spesso la picchiava pure lei. E quando, coperta di ematomi, sfiancata da lesioni interne ed esterne, la bimba stava male, non ha chiamato i soccorsi. Alla fine ne ha raccolto il cadavere da terra, l'ha avvolto in una coperta e l'ha dato in braccio alle sorelline, in macchina, per riportarla a casa. Facendo finta che fosse viva.

A. E., madre della piccola uccisa dalle botte a Bordighera e di due altre bambine, viene descritta così nell'ordinanza di custodia cautelare recapitata in carcere, dove si trova dai momenti successivi alla scoperta del cadavere della piccola. La donna è accusata, in concorso col compagno Emanuel Iannuzzi, di maltrattamenti aggravati dalla morte di minore. Secondo gli investigatori, la donna era completamente indifferente alle sue figlie, facendole vivere nella sporcizia e nel degrado, costringendo la più grande, 9 anni appena, a prendersi cura della sorellina più piccola, che ne aveva due. Le lasciava tutte e tre sole per giorni e notti intere, per stare con l'amante.

Quando poi la bimba ha iniziato a subire le botte di Iannuzzi, lei non la difendeva. E se le due sorelline più grandi si azzardavano a dire qualcosa, «rispondeva con bestemmie». O non rispondeva affatto: come la notte di quel sabato. Le tre bambine sole nell’appartamento di sopra, gli adulti sotto con degli amici. La più piccola sta male: nel pomeriggio era rimasta sola con Iannuzzi e la sorella più grande l'aveva sentita gridare.