«Non andate a scuola perché è successo un casino». Poi il viaggio in macchina da Perinaldo a Montebruno, alture di Bordighera (in provincia di Imperia): è il ricordo delle parole dette da Emanuel Iannuzzi, arrestato sabato 30 maggio per la morte della piccola Beatrice a Bordighera il 9 febbraio scorso, che emergerebbero dalla testimonianza della sorellina più grande della bambina, sentita in questi mesi di indagine in forma protetta. È in quelle parole che gli inquirenti di Imperia hanno cristallizzato il contesto di reiterati maltrattamenti e botte sulla piccola, di soli due anni, deceduta per le ferite riportate in casa dell'uomo. E poi, la mattina di lunedì 9 febbraio, riportata a Bordighera in auto. Alla guida, sempre dalle ricostruzioni fatte dalle sorelle incrociate con altri elementi cruciali di indagine, c'era la madre, Emanuela Aiello. La donna avrebbe avvolto la piccola Beatrice in una coperta, già morta secondo l'orario indicato dalle prime risultanze autoptiche, e l'avrebbe caricata in auto insieme alle due sorelle per tornare a casa, a Montenero, da dove ha chiamato il 118 quando era ormai troppo tardi. I ricordi drammatici Prima le urla, poi la vista del corpicino livido, la testa che ciondolava inerte, gli occhi chiusi. C'è anche questo nelle testimonianze raccolte agli atti. Immagini shock impresse negli occhi di una bambina di 9 anni che ha assistito alla morte della sorellina di 2 anni. Entrambe, insieme alla terza figlia di Emanuela Aiello, erano state portate per il fine settimana nella casa di Perinaldo, nell’abitazione di Emanuel Iannuzzi. La sorellina avrebbe sentito Beatrice urlare mentre era con lo stesso Iannuzzi e l'avrebbe vista ferita, perdere sangue dal naso, e poi ancora distesa sul lettino non reagire. Dalle testimonianze delle due bambine emerge anche il tentativo di depistaggio messo in atto dall’uomo e la donna arrestati per la morte di Beatrice. Le sorelle hanno raccontato agli inquirenti che era stato loro spiegato di dover dire di non essere mai state a Perinaldo e soprattutto di non conoscere l'uomo a casa del quale invece avevano passato tre giorni. Dopo aver assistito alla violenza e alle botte nei confronti della piccola, di cui c'è prova anche nei lividi fotografati dall'uomo sul volto tumefatto della piccola trovato in alcuni scatti conservati sullo smartphone, le sorelline avevano che Bea stava molto male. E nelle ore precedenti la morte avevano anche provato a chiedere alla mamma e all'uomo di «andare all'ospedale». Erano state ignorate. La piccola, già morta, era stata trasportata dalla madre per chilometri fino a Montenero. Qui Emanuela Aiello l’aveva sistemata nel lettino per poi chiamare il 118 fingendo un malore arrivato quella stessa mattina.
Uccisa a 2 anni dalla madre e il compagno: i racconti choc delle sorelle
Emanuel Iannuzzi è stato arrestato sabato, la donna è in carcere da er la morte della piccola Beatrice sabato è stato arrestato
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