I primi risultati dell’autopsia rivelano particolari terribili sulla morte di Beatrice, la bimba di Bordighera che secondo la procura sarebbe stata uccisa dalla madre e dal suo compagno nella villetta di Montenero il 9 febbraio.

In carcere si trovano Emanuela Aiello e Emanuel Iannuzzi, con l'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte. Il giorno dei funerali della bimba verrà reso noto nei prossimi giorni, quando il professor Francesco Ventura, consulente incaricato dalla Procura di Imperia, depositerà la perizia autoptica.

E proprio dall'autopsia emerge una ipotesi sconcertante: Beatrice poteva essere salvata, se fossero stati chiamati i soccorsi in tempo. Torna alla memoria tutta la drammaticità di quanto è avvenuto: Beatrice sarebbe morta per un colpo alla testa, che le ha provocato un'emorragia cerebrale acuta al massimo 48 ore prima del decesso: tra sabato 7 e domenica 8 febbraio. In quei due giorni, è stato appurato dagli investigatori, la bimba si trovava con la madre, il suo compagno e le due sorelline nella casa di Perinaldo in cui viveva Iannuzzi. Da lì, già morta, è stata trasportata dalla madre nella villetta di Montenero la mattina del 9 febbraio. Ed è lì che Emanuela Aiello ha chiamato i soccorsi, dicendo che appena sveglia aveva notato la figlioletta nella culla "tutta viola". Una messa in scena, secondo gli inquirenti, che hanno ricostruito con l'ausilio delle telecamere gli spostamenti della donna da Perinaldo a Bordighera. Ma quella cerebrale non era l'unica emorragia in corso nel corpo della piccola. Il medico legale ne ha individuate altre due, una sulla parete intestinale e una ai reni. Inoltre, secondo quanto emerso, Beatrice soffriva, da circa un anno, di steatosi epatica da malnutrizione: una patologia che si verifica quando non si assumono abbastanza proteine o si incorre in digiuni drastici che riducono la sintesi delle lipoproteine. In poche parole la bimba era denutrita e non curata a sufficienza come avrebbe dovuto essere per una piccola di soli due anni.