Dogliani (Cuneo) – La satira sparita, la lungimiranza del grande direttore di Rai 3 Angelo Guglielmi che, nel 1988, disse sì al progetto, bellissimo, della Tv delle ragazze. E ancora i diritti da difendere, la tv che è cambiata, la scrittura, che per Serena Dandini è fondamentale. Ricordi, riflessioni tra passato, presente, e, forse, un'apertura sul futuro: "Mai dire mai, non è detto che non torni in televisione", dice sorridendo la conduttrice al Festival della tv di Dogliani, tra gli applausi. "È una minaccia o una notizia?", scherza il critico televisivo di Repubblica Antonio Dipollina durante l'intervista.
“Ricordo ancora”, racconta Dandini, “quando con Linda Brunetta e Valentina Amurri andammo da Guglielmi, grande intellettuale, a spiegare la nostra idea del programma. Ascoltò, e ci disse: ‘Non ho capito niente, ma sento la passione: fatela'. Ci rendiamo conto? Rai3 è nata per distrazione, nessuno ‘je dava una lira’, come si dice a Roma, aveva un budget ristretto. Ma proprio per quello, quando non c’è l’ansia da prestazione o la politica, lì si crea un campo di libertà. Grazie Guglielmi”.
Conduttrice, scrittrice, ma anche spettatrice, Dandini racconta: “Guardo Geppi Cucciari, che considero una figlietta, Corrado Formigli, Maurizio Crozza, altro avamposto della satira. La satira... Difficile superare i politici, la realtà supera la fantasia… Mi piace aggiornarmi. Oltre a seguire le serie, guardo i programmi di attualità, una vecchia malattia. Devo sapere che sta succedendo, che aria tira nel mondo”. Non è nostalgica, anche se la qualità in tv latita: “Sono un’inguaribile ottimista, il web è un grande mezzo di libertà. Molti dei nuovi comici - quando ho fatto La tv delle ragazze – Gli stati generali, 30 anni dopo – sono venuti fuori dalla Rete. Quelli che hanno iniziato con me, Michela Giraud, Edoardo Ferraro, hanno trovato nel web forza e libertà”.









