Aveva promesso che sarebbe tornata. Ilaria D’Amico lo farà oggi, ospite del Festival della Tv (alle 17,15 in piazza Umberto I), ovvero quello che definisce «il caso Dogliani»: una formula riuscita. «Qui si sta bene. Ci si incontra fra persone che magari hanno punti di vista diversi, ma sentono la necessità di trovare un luogo dove confrontarsi». È questo il segreto del Festival? «Ha saputo fare interagire televisione, giornalismo, nuovi linguaggi, senza perdere quel senso di incontro vero. E lo ha fatto da subito, coinvolgendo figure che lavoravano sul web e su YouTube quando ancora sembravano mondi di nicchia». Le Langhe, invece, sono diventate qualcosa di molto personale? «Le ho scoperte davvero grazie a Gigi (Buffon, ndr) e ai ragazzi. Prima ero stata ad Alba nel periodo del tartufo, però non avevo avuto il tempo di scoprirle veramente. Poi sono diventate un nostro luogo. Per tanti anni il centro della vita professionale di Gigi è stato Torino, con la Juventus. E allora le Langhe diventavano il buen retiro: scappare dal caos della città e ritrovarci in meno di un’ora completamente in un altro ritmo. Prendevamo sempre una casa che tutti pensavano fosse nostra, invece era in affitto. Ci siamo tornati appena il Covid ci ha concesso un po’ di normalità». E lì avete incontrato anche persone che quelle colline le vivono da sempre? «Sì, come Rossana Gaja. Lei ha sposato un mio carissimo amico milanese, un manager impegnato e frenetico, che poi ha scelto la via delle Langhe e di Barolo. E lì ho visto tante persone arrivate da Milano o da Torino decidere davvero di fermarsi. Per me resta la bellezza di una fuga morbida». Langhe sì, ma anche Torino. «Prima ci venivo per lavoro, toccata e fuga. Poi nel 2006, con le Olimpiadi invernali, ho iniziato a viverla davvero e ho scoperto una città bellissima. E poi la cultura dei bar. Io sono un’appassionata del caffettino, della brioche, delle passeggiate. Da romana avevo sottovalutato Torino». Tornerà in tv? «Questi due anni e mezzo di stacco sono stati belli. Mi sono goduta il riassetto della famiglia, i ragazzi che crescevano, un tempo meno scandito dai ritmi professionali». Adesso qualcosa si muove? «Sì, sento delle sirene che bussano alla porta e sono contenta. Però tornerò soltanto quando mi sentirò davvero a mio agio. Ho ricevuto proposte di cui sono molto grata, ma non erano esattamente - come dicono gli inglesi - la mia tazza di tè». È cambiato il suo modo di guardare la televisione? «A me piace scavare, andare in fondo alle cose, cercare di far emergere la bellezza di un dialogo, di una situazione, di una persona, ma anche le contraddizioni quando servono a raccontarla. Quando si rimane in superficie e si urla tanto per urlare, mi infastidisco. È come il genitore: se urli sempre, il figlio non ti sente più». E sui Mondiali di calcio di nuovo mancati? «Fa impressione avere figli adolescenti che non hanno mai vissuto davvero un Mondiale con gli azzurri. Per altre Nazionali sono arrivati cicli nuovi dopo periodi difficili. Succederà anche all’Italia, se sapremo capire gli errori e lavorare davvero su quello che manca».
Ilaria D’Amico: “La tv? Sento sirene che bussano alla porta, ma tornerò quando sarò a mio agio”
La giornalista e conduttrice parla di famiglia e futuro: oggi è fra i protagonisti del Festival della Tv a Dogliani













