Frattanto, tra una cacciata di Memo Remigi per una pacca sul sedere a Jessica Morlacchi e uno svarione della conduttrice seppur addottorata – «Quel ramo del lago di Garda» anziché di Como – il Governo cambiava, l’assetto Rai idem e Serena era costretta a lasciare il salottino quotidiano di Rai1 per migrare nel weekend di Rai3 al timone del costosissimo "Che sarà". Purtroppo gli ascolti stagnavano, doppiati da quelli di Massimo Gramellini su La7, né venivano risollevati dal putiferio del «caso Scurati» nel quale Bortone gridò alla censura della Rai di un monologo antifascista, versione smontata da Marco Travaglio che dimostrò l’innocenza dei vertici della tv pubblica. I deludenti dati Auditel portarono alla chiusura di "Che sarà" (sostituito dalla "Confessione" di Peter Gomez, più seguito), e Bortone ripiegò sulla radio con la consolazione d’essere reputata nuova pasionaria della libertà da uno stuolo di profili social «arcobalenati».