Com’è bacchettona la letterina di Mirella Serri a Francesco Merlo sulla relazione extraconiugale di Matteo Piantedosi, pubblicata sulla di lui rubrica su Repubblica. Serri, tornata alla ribalta giornalistica da quando offende, più che di qua e di là soltanto di qua, con trascurabile ironia, ha scritto poche righe che avrebbero potuto essere anche meno. Merlo invece sembra “perdonare” il ministro, ma la chiusa della risposta, con annesso calembour, è una zampata con quel “merlo maschio” che rimanda a Lando Buzzanca. In questi giorni sparare su Piantedosi è il peggiore sport nazionale, cui inoltre non si è sottratto nessuno e quindi sarebbe stato più fantasioso inventarsi altro, ma scrivere che le corna di destra sono «perturbanti e pecorecce avvolte da un’aura antica di maschilismo e patriarcato allupato» denota livore e sconfina nel ridicolo.

Perché le corna sono ubiquitarie: la carne è debole e se ne infischia delle tessere di partito. Forse tra i rossi sono tutti fedeli? Sarà. Ancora ci stiamo domandando per chi il buon Fassino avesse sottratto un profumo di Chanel al Duty Free, ma noi siamo garantisti e liberali, quindi non ce ne importa niente perché sono affari suoi. Anzi, siamo certi che fosse per la sua signora e comunque soffrimmo per la figuraccia di un politico sempre misurato, che mai avrebbe scritto una letterina così cattiva. Ma sul fattaccio aleggia il riserbo che da sempre protegge la vita privata dei politici di sinistra o, alla peggio, si rifà il trucco ai fatti con il travisamento totale della realtà. Per questo- e solo per questo - l’abbiamo tirato in ballo. Gli annali della patria narrano che, quando uno dei loro incappa in una storia non regolare, la coppia adulterina viene dipinta come se si trattasse di Sartre e De Beauvoir. Tale fu l’epopea sentimentale e politica di Nilde Iotti, dipinta come una santa, sebbene stesse a Montecitorio e non in paradiso, e tuttavia esordì nella vita di Togliatti come amante, perché il politico comunista era sposato con la sindacalista Rita Montagnana.