VENEZIA - Attenzione sui social ai profili “privati” degli amministratori locali: potrebbero non esserlo abbastanza. Con due delibere distinte, ma analoghe nell’epilogo, questa settimana l’Agcom ha ordinato ai Comuni di Venezia e Musile di Piave di pubblicare sui rispettivi siti web un messaggio con cui viene riconosciuta la violazione della legge sulla par condicio durante le campagne elettorali, in un caso per le Regionali e nell’altro per il referendum. Nel mirino sono finiti i post dei leghisti Andrea Tomaello e Silvia Susanna e delle meloniane Laura Besio e Francesca Zaccariotto, su segnalazione dei dem Paolo Ticozzi e Matteo Bellomo.
Il procedimento di Venezia è stato avviato dal Corecom del Veneto a novembre sulle attività social di Tomaello, Besio e Zaccariotto, all’epoca l’uno vicesindaco e le altre assessori, tutti e tre candidati alle Regionali. Ca’ Farsetti si è difesa, puntualizzando che i profili Facebook erano «gestiti esclusivamente ed autonomamente dai rispettivi titolari e non sono stati aperti dall’amministrazione comunale e/o dalla stessa gestiti». Dopo aver analizzato i contenuti sulla campagna elettorale per le Regionali e sull’attività amministrativa in Comune, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha riscontrato «elementi di promiscuità tra il profilo privato e quello pubblico legato all’incarico amministrativo», in quanto erano presenti collegamenti con le pagine dell’ente locale, «tali da poter ledere il legittimo affidamento dei cittadini circa la provenienza delle informazioni trasmesse e i princìpi di legalità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa». Per questo è stato prescritto a Ca’ Farsetti di pubblicare per 15 giorni «un messaggio recante l’indicazione di non rispondenza» a quanto previsto dalla normativa.







