Arriva da Palermo la proposta di aggiornare la legge 28 del 2000 sulla par conditio, che regola in Italia la parità di accesso ai mezzi di informazione per partiti e candidati durante le campagne elettorali, attraverso un provvedimento legislativo del Parlamento per allargare le competenze del Corecom anche ai social media.A mettere in campo questa possibilità è stato Andrea Peria, presidente del Corecom Sicilia che oggi ha ospitato a Palermo, palazzo dei Normanni, nella sala Piersanti Mattarella, gli stati generali della comunicazione politica e istituzionale, un confronto dedicato all’evoluzione della comunicazione pubblica, politica e istituzionale nell’era digitale, sul ruolo della comunicazione istituzionale e politica in un contesto caratterizzato da profonde trasformazioni tecnologiche, dalla crescente centralità dei media digitali e dalla necessità di rafforzare il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.«La legge sulla par condicio è sicuramente superata, perché sono trascorsi più di 25 anni dalla sua nascita, in un momento in cui non esistevano i social media - dice Peria - questo pone dei limiti al Corecom, come autorità regolatoria per Agcom, nella misura in cui apriamo istruttorie sulle televisioni e sulle radio, magari penalizzandole per pochi secondi oltre il tempo limite, invece sui social poi accade di tutto».Secondo Peria, è necessario allargare le competenze del Corecom e stringere le maglie dei controlli anche sui social media, «perché, banalmente - continua il presidente del Coremom Sicilia - con le 24 ore di silenzio elettorale tutte le televisioni e le radio si allineano, invece vediamo ciò che accade nei social, ma soprattutto notiamo che il candidato inserisce e posta contenuti multimediali che riguardano la sua candidatura. Il legislatore questo l’ha compreso - conclude Peria - Capisco che non è all’ordine del giorno per le prossime elezioni, però presentare un emendamento alla legge non è così difficile».L'informazione al tempo delle piattaforme digitali