Ennesima stretta sulla movida. Questa volta particolarmente rilevante perché va a colpire gran parte del centro storico e anche Chiaia. Tutti con le stesse regole già testate, tra qualche luce se la si vede dalla parte dei residenti e molte ombre se la si vede dalla parte degli avventori e dei commercianti, in piazza San Domenico Maggiore. Le nuove ordinanze firmate dal sindaco Gaetano Manfredi sono arrivate nella serata di venerdì, prendendo in contropiede anche alcuni esponenti della maggioranza che sostiene il primo cittadino. Tanto che il capogruppo di “Manfredi sindaco” Fulvio Fucito chiede all’assessora Teresa Armato, delegata ai rapporti col Consiglio oltre che al Commercio e al Turismo, una riunione dei capigruppo. «Rischiamo di spegnere la città», dice Fucito. Protestano gli esercenti che temono conseguenze simili a quelle vissute a San Domenico: «Se ci chiedono una bottiglina d’acqua dopo le 22.30 dobbiamo controllare che la bevano all’interno del locale», raccontano. Mentre i comitati di residenti si augurano che «ci siano i controlli per far rispettare le ordinanze».
Lo stop Già perché dopo piazza San Domenico Maggiore, Mezzocannone e l’area di Banchi Nuovi, dove l’ordinanza è già attiva, la stretta arriva anche nel quadrilatero di vico Quercia. Allargato, stavolta, fino a piazza del Gesù. Al centro storico, insomma, tra le piazze storiche del by night solo a piazza Bellini (dove l’ordinanza è scaduta il 5 maggio) non vige la stretta. Ma ieri sera sono stati notati gli operatori dell’Arpac per fare i rilievi. E in molti immaginano che presto arrivi l’ordinanza anche lì. D’altronde è proprio sulla base del superamento dei limiti dei decibel «causato dagli assembramenti all'esterno dei locali commerciali» che è arrivata l’ordinanza. Ma anche e soprattutto per i contenziosi instaurati dai residenti davanti al Tribunale. Il Comune è stato condannato a risarcire i residenti per 1,2 milioni e ci sono cause pendenti, come quella a Chiaia. Da qui la decisione del Municipio di intervenire con ordinanze, per loro natura limitate nello spazio e nel tempo. Da oggi e per i prossimi quattro mesi, quindi, nei baretti di Chiaia e in gran parte del by night centro storico scattano i divieti: chiusura entro l’1 dalla domenica al giovedì, entro le 2 il venerdì e il sabato. Ma il limite maggiore è dato dal divieto di asporto a partire dalle 22,30. Sanzioni previste da 2mila a 20mila euro e in caso di reiterazione sospensione dell’attività da uno a 30 giorni. E nelle situazioni più gravi, alla successiva revoca del titolo autorizzativo. Le voci Scontenti i gestori. «Valutiamo un nuovo ricorso», annuncia Roberta Valmassoni, l’avvocato che rappresenta molti dei baretti di vico Quercia e alcuni a Chiaia. «Soprattutto con l’avvicinarsi dell’estate, le limitazioni sull’asporto impattano molto», aggiunge. Per Massimo Di Porzio di Confcommercio «le ordinanze sono scelte miopi. La città è piena di turisti e questa mossa ci limiterà molto». Da parte dei commercianti l’augurio è di un intervento del consiglio comunale. Ma l’assise, nell’ultima occasione in cui è stata chiamata a intervenire sul tema con una delibera, non ha trovato un’intesa. Nelle ultime settimane la commissione Legalità presieduta dal Dem Pasquale Esposito ha ascoltato, insieme con gli assessori Armato e Antonio De Iesu, commercianti, residenti e giovani per trovare una sintesi. «L’ordinanza ci ha sorpreso perché arriva mentre sono in corso i colloqui per trovare una mediazione. Darsi delle regole è giusto ma vanno condivise. Mi confronterò con i colleghi di maggioranza per adottare una strategia da sottoporre al sindaco per rivedere le misure adottate», dice la vicepresidente del Consiglio comunale Flavia Sorrentino. Esponente dell’assise è pure Gennaro Esposito (passato di recente dalla maggioranza all’opposizione), che però è anche avvocato dei residenti in molte cause contro il Comune: «Ci auguriamo che ci siano i controlli affinché l’ordinanza venga rispettata», dice. Sulla stessa lunghezza d’onda il comitato di residenti Chiaia viva e vivibile: «C’è la necessità di controlli da parte delle forze dell’ordine competenti, in primis della polizia locale. Ci auguriamo fortemente che non venga addotta la solita scusa: “non ci sono uomini sufficienti per monitorare costantemente che le regole vengano rispettate”. Questa volta non accetteremo risposte di questo genere perché siamo stanchi di vedere i nostri diritti calpestati e le leggi ignorate».















