Vieta l’asporto di alcolici dopo le 22:30 e impone la chiusura anticipata fino a ottobre, ma vale solo per quel quartiere: secondo gli esercenti così è inutile.

La zona di via Bisignano a Chiaia, il "regno" dei baretti

Dopo due settimane dell'entrata in vigore della nuova ordinanza anti-movida e dopo che il TAR ha respinto il ricorso dei titolari dei baretti di Chiaia, gli effetti delle nuove regole hanno cominciato ad impattare sulle attività, provocando il crollo degli incassi a causa del divieto di asporto di bevende alcoliche e analcoliche (compresa l'acqua) dopo le 22:30 e soprattutto a causa della chiusura anticipata, prevista all'una nei giorni feriali e alle due nel fine settimana. L'ordinanza si estende su tutta l'area di Chiaia e comprende tutti gli esercizi, sia privati che pubblici, comprese le attività di vicinato, le attività artigianali con asporto e i distributori automatici. Per tutta l'estate, fino ad ottobre.

"Meglio estendere il piano a tutta la città" L'ordinanza è di fatto un'operazione di copia e incolla di quella già in vigore al centro storico di Napoli, senza alcuna differenza se non per la delimitazione dell'area di validità. Il problema, per gli esercenti, è proprio questo: l'area di efficacia dell'ordinanza, che è limitata a zone circoscritte: "Il modello di base potrebbe essere anche corretto – spiega Luca Vittorio Mazzarella, imprenditore di Chiaia – se si allargasse all'intera città, perché una regola generazlizzata permetterebbe di creare un'abitudine. A quel punto, se la gente si abitua a determinate regole, alla lunga potrebbero giovarne tutti. Al contrario, agendo zona per zona diventa fallimentare, perché basta spostarsi di pochi metri per comprare bibite da asporto e magari venirle poi a consumare nei vicoli di Chiaia e rendendo l'ordinanza, di fatto, inutile ai fini della quiete pubblica". Si tratta di un punto di vista singolare, che può sembrare paradossale se si pensa all'estensione dell'ordinanza a tutta la città, ma sarebbe l'unico modo per porre fine alle discriminazioni tra i locali, circostanza che oltre a generare divisioni interne agli esercenti, non fa altro che spostare i problemi nelle aree non colpite dall'ordinanza, esponendo il Comune a infinite cause e ricorsi promossi dai residenti. Sappiamo che la programmazione economica è un momento fondamentale per un'attività commerciale, che spesso coincide con la fine e l'inizio dell'anno solare. Si tratta di definire un budget e decidere gli obiettivi di vendita e le risorse necessarie per i successivi 12 mesi prima dell'avvio del nuovo esercizio. "Se decisioni così impattanti venissero prese dall'amministrazione comunale a inizio anno – spiega Vittorio – potremmo pianificare e modificare le nostre attività plasmandole al nuovo contesto economico, secondo le nuove ordinanze e i nuovi regolamenti, il problema è che se cambia tutto da un giorno all'altro, di mese in mese e ad anno in corso, è veramente complicato gestire una qualsiasi attività imprenditoriale, anche per i più bravi. Soprattutto perché i fitti rimangono uguali, così come le tasse che vengono calcolate secondo il concordato biennale. Il risultato è che saremo costretti a licenziare i nostri collaboratori e molte attività moriranno".