na volta era il ripiego gentile. La scelta di chi guidava, di chi non poteva bere, di chi al bancone chiedeva qualcosa “senza” e finiva quasi sempre dentro un bicchiere troppo dolce, troppo semplice, troppo lontano dall’idea stessa di cocktail. Oggi, invece, lo zero alcol ha cambiato posto nella mappa del bere romano: entra nei menu, pretende tecnica e ricerca. E soprattutto non vuole essere trattato come una rinuncia.
A raccontarlo è Lorenzo Politano, restaurants and bars manager dell’Aleph Rome Hotel, dove si trova l’Organics Sky Garden, uno degli indirizzi per chi cerca aperitivi contemporanei, terrazze, miscelazione e una nuova leggerezza che non significa banalità. «Fino a qualche anno fa il drink analcolico veniva richiesto soprattutto da chi non poteva bere alcol», spiega. «Oggi invece è una scelta sempre più consapevole e trasversale. Sempre più ospiti cercano equilibrio, benessere, consumo più moderato, però senza rinunciare mai all’esperienza del cocktail».
È qui che nasce la nuova stagione dei mocktail: non più succhi allungati, non più bevande colorate da bere per esclusione, ma ricette costruite con la stessa ambizione di un cocktail classico. Cambia la grammatica, non l’obiettivo. Il cliente vuole acidità, profondità, profumo, persistenza. Vuole che il bicchiere abbia un inizio, uno sviluppo e una coda. «Tutti i giorni al nostro bancone abbiamo richieste di drink low ABV, quindi a bassa gradazione alcolica, e mocktail strutturati, che abbiano comunque un’identità e una personalità», racconta Politano.








