All’aperitivo, la domanda è cambiata: non più «cosa bevo?», ma «quanto alcol voglio (o non voglio) nel bicchiere?». L'ultimo Dry January ha archiviato un’abitudine ormai accelerata che però esce dai confini stretti del mese “sano”: ridurre o azzerare l’etanolo senza rinunciare al rito sociale e, soprattutto, a un gusto adulto. Il fenomeno viene raccontato da come parte della spinta sober curious e, dati alla mano, come trend: tra 2022 e 2025 vendite complessive di vino/birra/alcolici in calo, e crescita a doppia cifra delle versioni “zero/light”; con un mercato italiano ancora piccolo ma in aumento.
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Il punto è che la confusione comincia dalle parole. Valérie De Sutter è una tra le più autorevoli voci esperte: cofondatrice di JNPR (marchio di spirit alternative, ovvero bevande ad alcol zero pensate per la miscelazione) e mette in fila una distinzione che oggi è insieme tecnica e normativa: 0.0 equivale ad “analcolico” (in molti contesti può arrivare fino a 0,5% vol.); “dealcolato” è un prodotto nato dalla fermentazione alcolica e poi privato dell’etanolo; infine “spirit alternative” non è (ancora) una categoria legale, ma una definizione di mercato per bevande pensate per la miscelazione, ispirate ai codici dei distillati ma senza alcol.







