Un archivio dell’orrore nel telefono di Manuel Iannuzzi, il 42enne arrestato questa mattina per la morte della piccola Beatrice, due anni e mezzo, figlia della compagna Emanuela, anche lei in carcere dal 9 febbraio, giorno della morte della piccola.
Sullo smartphone dell’uomo i carabinieri hanno visto foto della piccola con il volto tumefatto, altre immagini che la ritraggono dopo i pestaggi.
E un video ritenuto particolarmente significativo dagli investigatori, in cui alla piccola viene imposto di fumare una sigaretta mentre gli adulti ridono e lei scoppia in lacrime. La bambina scoppia a piangere e si rifiuta, mentre gli adulti presenti continuano a scherzare e ridere. Un episodio che, secondo gli inquirenti, documenterebbe il clima di sopraffazione e crudeltà in cui la piccola sarebbe stata costretta a vivere.
Secondo il giudice che ha disposto la custodia cautelare in carcere, racchiusa in un'ordinanza di 33 pagine, gli indizi raccolti sono «gravissimi». Nell'ordinanza si parla di condotte caratterizzate da «modalità atroci», da una «intensità selvaggia» delle percosse e da una «indole crudele», in un contesto definito di «vessatoria prevaricazione» ai danni della bambina.
Gli investigatori ritengono inoltre che, nelle ore precedenti al decesso, la piccola non sia stata portata in ospedale nonostante le sue condizioni fossero già gravissime. Le richieste di soccorso sarebbero arrivate solo quando la bambina era ormai morta, in quello che la Procura considera un tentativo di simulare una richiesta di aiuto e di depistare le indagini. L'arresto di Iannuzzi è stato eseguito all'alba dai carabinieri.











