LA SENTENZA. Indagato dal 2019, per due volte il pm chiese l’archiviazione. Dissequestrati attico, yacht da 12 metri, cascina e Rolex. Condannato solo per una fattura falsa.

Lettura 2 min.

Per 7 anni ha vissuto nel suo attico sul lungolago di Sarnico gravato da un sequestro cautelativo del tribunale e tra le non poche malelingue che in paese circolavano sul suo conto. I reati per i quali era finito indagato a piede libero nel marzo 2019 erano del resto piuttosto gravi. Lui si è sempre proclamato estraneo per tutto questo tempo e alla fine anche i giudici gli hanno dato ragione. Giovedì il collegio presieduto da Sara de Magistris ha assolto «perché il fatto nn sussiste» Davide Arici, 61enne, originario di Chiuduno, titolare della «Stil Edil costruzioni srl» di Gorlago, dalle accuse di estorsione, usura, riciclaggio. È stato invece condannato a un anno e 8 mesi con pena sospesa e non menzione per una fattura emessa per operazioni inesistenti. «Mio fratello mi doveva dei soldi e me li ha fatti avere tramite un suo socio, circa 60mila euro che mi sono stati bonificati. Per giustificare il pagamento ho dovuto emettere una fattura», spiega Arici.

Proprio il fratello, 46enne residente a Palosco e amministratore di fatto di un’immobiliare di Chiuduno, era il personaggio principale dell’inchiesta in cui figuravano otto indagati. Nel novembre 2019 nei confronti del 61enne era scattato il sequestro cautelativo di denaro e di beni, tra cui l’attico, uno yacht da 12 metri ormeggiato a Viareggio, un orologio Rolex e una cascina a Chiuduno per un totale di più di un milione di euro. La posizione di Davide Arici era però stata stralciata, dal momento che nei suoi confronti il pm Antonio Pansa aveva chiesto per ben due volte l’archiviazione. Il gip alla fine aveva però disposto il rinvio a giudizio coatto, con il dibattimento che si è concluso giovedì con l’assoluzione e la restituzione di quanto in sequestro. Tra gli altri sette indagati, qualcuno ha definito la propria posizione con riti alternativi, altri sono a processo ordinario.Tutto era nato da una verifica fiscale all’immobiliare di Chiuduno. I militari della Guardia di finanza della tenenza di Sarnico si erano insospettiti per una serie di fatture di storno. Era emersa così l’ipotesi di usura nei confronti di una società della Valsabbia (Brescia), reato che si sarebbe consumato – stando alle contestazioni – tra il 2017 e il 2018. Nel primo anno sarebbero stati prestati all’azienda bresciana 4 milioni e 605mila euro e ne sarebbero stati restituiti 5 milioni e 543mila, con un tasso d interesse calcolato degli inquirenti pari al 17% a settimana e un guadagno illecito di 937.888 euro. L’anno successivo il denaro concesso in prestito ammontava a 615.726 euro a fronte di una restituzione di 720.400 e un ricavo illecito di 104.673 euro.