Ci sono volute una cinquantina di udienze, condotte - tra infiniti cambi di collegio - nel corso di un processo lungo quattordici anni per arrivare a una sentenza di primo grado. Una sentenza di assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, per tutti gli imputati. Ribaltate le accuse, non sono emersi riscontri in merito alle ipotesi iniziali, a proposito di presunti tentativi di condizionamento di procedure finalizzate alla definizione di cartelle esattoriali. Terza sezione penale del Tribunale di Napoli, partiamo dalla figura apicale, dal dirigente raggiunto da una serie di accuse che hanno perso efficacia nel corso degli anni: parliamo dell’ex direttore dell’agenzia dell’entrate Enrico Sangermano, che all’inizio di questa storia era addirittura finito ai domiciliari con l’accusa - tra l’altro - di concussione. Assoluzione anche per gli altri imputati, anche in questo caso con la formula più estesa, «perché il fatto non sussiste», a ribaltare completamente le ipotesi investigative iniziali.
Le intercettazioni Una vicenda che ha inizio circa 14 anni fa. È il caso dell’accusa contestata allo stesso Sangermano, ritenuto responsabile di un’ipotesi di concussione: diversi anni fa, quando era ai vertici della Agenzia delle Entrate, avrebbe imposto all’attore comico Biagio Izzo di prendere parte come ospite in un party della nipote. Una richiesta che - secondo l’accusa - avrebbe avuto come contropartita la possibilità di ammorbidire una cartella esattoriale indirizzata allo stesso artista napoletano. Parliamo di una ipotesi che non ha superato il vaglio dei giudici di primo grado, come emerge dal verdetto pronunciato ieri dalla terza sezione penale collegio B. Giudice Amelia Primavera, al centro del confronto in aula - sempre per rimanere alle intercettazioni -, c’è una frase che si offriva a significati ed interpretazioni differenti. Conti correnti, via ai pignoramenti del Fisco: chi rischia e come evitare blocchi dell’Agenzia delle EntrateEd è così che la frase «gli faccio arrivare un cartellone piú una cartella», alla fine è diventata «gli faccio arrivare un cartellone anziché una cartella», che - nel ragionamento finale - non avrebbe dimostrato l’avvenuta pressione concussiva nei confronti del contribuente. Ma al termine del verdetto ci sono anche altri imputati assolti: è il caso di Mattia Barricelli, Antonella Gorret, Salvatore Cortese, Tommaso Flagiello, Luigi Nuzzo, Anna Maria Cecere, Alessandro Piccirillo, Mario Rosario Ambrosio, Baldino Coppola. Diversi i casi presi in esame nel corso del dibattimento, in relazione a presunti favoritismi nei confronti di cittadini o pressioni verso dipendenti delle varie diramazioni degli uffici, per i quali non sono emersi riscontri in grado di reggere l’accusa. Il retroscena Un processo ad ostacoli, a giudicare dalle tappe e dagli stop and go dettati dai vari cambi di collegio. Proviamo a ripercorrere le tappe di questa storia. Luglio 2014, Sangermano finisce ai domiciliari (arresti annullati in sede di Riesame), poi ci sono voluti circa quattro anni per la chiusa inchiesta, per arrivare a un dibattimento lungo otto anni. Ma torniamo al verdetto della scorsa mattinata. Le difese Difeso dal penalista napoletano Gaetano Balice, Sangermano ha sempre provato a dimostrare la correttezza della propria condotta. Nel corso degli anni, aveva ottenuto la prescrizione da altri reati - tra cui una ipotesi di peculato in relazione all’uso di un’auto di servizio - fino a confrontarsi in aula su quelle intercettazioni. Finita in prescrizione anche una ipotesi di corruzione. In estrema sintesi, si è arrivati a valutare l’insieme di conversazioni finite agli atti, parole spesso scandita a da risate e battute ironiche che - ha ribadito la difesa - «erano del tutto incompatibili con l’ipotesi concussiva di cui Sangermano era chiamato a rispondere». Una vicenda complessa, come emerge anche dal fatto che al termine dell’istruttoria, il pm Domenico Musto ha chiesto una condanna per Sangermano per quattro anni e sei mesi. Al termine della lettura della sentenza, dunque, ora c’è l’assoluzione che - spiega un emozionato avvocato Balice - «ripercorre la linea difensiva tracciata anni fa dal mio maestro, l’avvocato Vincenzo Siniscalchi».









