Genova – Usura, scommesse clandestine, esercizio abusivo di attività di intermediazione assicurativa ed autoriciclaggio. Sono i reati per cui è stato condannato a 8 anni di carcere un 64enne finito ora nuovamente nel mirino della magistratura. Dia di Genova e Divisione Anticrimine della polizia di Stato della Questura gli hanno sequestrato beni - preziosi, orologi di lusso, denaro contante, depositi titoli e/o obbligazioni e una moto - per circa 400 mila euro. L'indagine ha permesso di accertare che dal 2010 l'uomo ha vissuto stabilmente, almeno in parte, dei proventi illeciti derivati dalla attività illegale dalla quale ha ricavato negli anni significativi guadagni riuscendo peraltro a dissimulare l'origine di circa l'80% delle risorse finanziarie ottenute illecitamente. Lo stile di vita della persona in questione e di chi componeva negli anni il suo nucleo familiare è stato così costantemente caratterizzato da un'evidente sperequazione, visto che il reddito lecito emerso non giustificava le spese sostenute, i risparmi e i pesanti investimenti finanziari emersi dai riscontri. La richiesta di sequestro è stata firmata congiuntamente dal procuratore aggiunto Federico Manotti, che aveva condotto l'inchiesta della Dda, e dalla questora Silvia Burdese e il decreto è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale del capoluogo ligure. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori l’uomo, che dopo l'arresto del 2024 e la condanna in primo grado si trova tutt'ora ai domiciliari, negli ultimi quindici anni ha vissuto agiatamente grazie soprattutto ai proventi dell'attività illecita. Per lui, la misura di prevenzione, oltre al sequestro complessivo di circa 400mila euro, prevede anche l'obbligo di soggiorno per tre anni. Una misura di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno era stata eseguita a luglio 2025 nei confronti di un “socio” del 64enne. Questa persona, in passato condannata in via definitiva per mafia e considerata referente del clan dei Fiandaca a Genova, nel processo per usura è stata condannata in primo grado a 6 anni a 4 mesi. Per entrambi, difesi dall'avvocato Sandro Vaccaro, il processo d'appello è stato fissato il 17 giugno.