"Questo è il mio primo lavoro con un contratto a tempo indeterminato e penso sarà anche quello con cui finirò la mia carriera", ci dice Giorgio Benussi, che dal settembre scorso è segretario generale e direttore sportivo dello Yacht Club Costa Smeralda. Profondo conoscitore del mondo della vela, che ha attraversato in più vesti e stagioni, a cominciare da quella di velista - "ma non ero un campione e ho allargato la mia visione a ruoli più di gestione" -, ci confessa di aver raggiunto con questo nuovo incarico una sorta di quadratura del cerchio, ove mettere a frutto la sua esperienza. Davanti a noi sfilano le diciassette barche della Giorgio Armani Superyacht Regatta, che è tornata a Porto Cervo anche come segno di continuità nella passione per il mare dello stilista scomparso. Sono vele maestose, che partono individualmente per poi ritrovarsi in flotta tra le isole di quello che è uno dei campi di regata più belli del mondo. Non c'è molto vento, ma la brezza è sufficiente per a stilare una classifica che vede nella divisione Blue in testa Moat, nella divisione White conduce Liberty Squared (un Southern Wind 96: il brand fondato da Willy Persico tiene nell'ambito della regata anche il suo raduno) e nella Corithian c'è Nostromo con l'ex timoniere dell'America's Cup Jesper Bank Quella che segue è una lunga chiacchierata. Benussi, cominciamo dalla voce che circola insistentemente di un possibile coinvolgimento dello Yacht Club Costa Smeralda nell’America’s Cup 2029 con un team Azzurra. Ma è vero? "Ho sentito che tutti parlano del ritorno di Azzurra all'America's Cup. Non c'è niente di vero. Semplicemente mi è stata fatta una domanda qualche tempo fa su qual era il mio sogno come segretario generale e direttore sportivo del club. E mi sembra che fosse banale rispondere che il sogno di chiunque faccia questo mestiere con il mio ruolo nello Yacht Club Costa Smeralda, guardano la barca ormeggiata all’imboccatura del porto che ha corso la prima sfida italiana dell’America’s Cup, con la Coppa in Italia, con tutto questo fermento intorno a noi, be’ non può che dare una risposta: ho il sogno di chiudere la mia carriera con una sfida del club con Azzurra all’America’s Cup. Ma da qui a dire che siamo già iscritti, che faremo l'edizione 39, 40 o 41 ci passano un sacco di cose, tra cui fra l'altro i 75 milioni di euro del budget cap dei team, per esempio”. Parlando sempre di fantavela, un investimento di questo tipo lo YCCS non lo potrebbe fare? “I tempi del 1983 sono completamente diversi da quelli di oggi. Le serie dell’America’s Cup erano completamente diverse, erano diciamo amatoriali, mettiamolo in questa maniera, ed era facile radunare una serie di aziende sponsor che pur non apparendo, mettevano insieme un consorzio guidato dal club. Oggi una Coppa significa avere come minimo un tycoon o una persona, un armatore, una persona di riferimento che guida la campagna. Un signore che magari non accetta nemmeno l'idea di avere degli sponsor, oppure di avere il nome Azzurra perché le sue barche si chiamano altrimenti. No, quello di oggi è un altro pianeta rispetto a quello dell’83. La Coppa, fra l'altro, sta diventando un fenomeno anche abbastanza commerciale, con brand, sponsor, marchi su tutte le barche, quindi non so immaginarmi esattamente quale potrebbe essere una configurazione per noi perché non ci ho mai realmente pensato”. Chiudiamo il discorso… "Diciamo che quando mi addormento la sera e mi immagino di poter proiettare qualcosa di meraviglioso per questo club, certo che ho l’America’s Cup davanti, con una barca volante tutta azzurra con il nostro brand, il nostro marchio, ma è veramente un sogno. Serve per addormentarsi più in fretta”. Veniamo all’attività dello YCCS. Ci vuol dire quello che ha portato avanti, quello che ha impostato e quello che verrà? “Quello che ho portato avanti è semplicemente l'eredità di quello che ho trovato. Stiamo parlando di un'eccellenza, quindi non sono certamente entrato per rivoluzionare o di fare qualcosa di completamente innovativo. Semplicemente, dovevo portare un po' di idee fresche, di idee nuove. Soprattutto venendo da l'altra parte della ‘barricata’, che ho frequentato con diverse esperienze, diversi segmenti, diversi settori. Quindi, venendo alla domanda, ho rivisto il calendario delle regate, ho prolungato la stagione, con l’obiettivo di iniziare a metà aprile e finire a metà ottobre. Eh, siccome le regate sono centrali e fondamentali nel nostro ecosistema, perché portano gli sponsor che ci permettono di fare queste attività sempre più ad alto livello, sempre meglio, sempre di più in termini numerici, è evidente che quello è stato il mio primo obiettivo: consolidare la parte sportiva e renderla anche un po' più, diciamo, meglio funzionale”. Ci può fare un esempio? "Per avere 17 barche alla Giorgio Armani Superyacht Regata e per avere questo tipo di percorsi con queste barche che regatano molto vicine, e quindi rendono tutto questo molto più divertente anche per gli armatori, c’è un'attività molto intensa a monte con i cantieri, gli armatori, i team manager. Bisogna chiamare queste persone, invitarle, convincerle di un format un po' più divertente di quanto non fosse negli anni passati. Quindi, confrontarsi con lo sponsor, spiegare che il numero maggiore delle barche prevede di implementare attività ulteriori,. C’è anche Souther Wind, che è nostro partner, da coinvolgere nel gioco”. Nel calendario sportivo 2026 dunque c’è anche qualcosa di suo. “Sì, mi sentirei di dire che c'è del mio. Nel senso che ho attivato tutte le mie conoscenze possibili e immaginabili, ho portato qui tutte le classi con cui avevo dei rapporti e relazioni, come il Cape 31, abbiamo organizzato la Gran Soleil Cup, ci stiamo aprendo anche degli altri eventi che non sono propriamente solo regate, faremo un per Azimut Benetti. E abbiamo anche costretto, lo dico ins enso buono ovviamente, i nostri soci più importanti a partecipare al nostro campionato sociale”. Avete aggiunto regate di classe? "Sì, quella dei J70, con cui abbiamo tracciato un percorso che arriva fino al 2028 con il campionato del mondo, quello che nel 2017 aveva portato 164 barche. Quest'anno la classe si ripropone di averne 198”. Ci sarà a breve anche la Sardinia Cup. Che aspettative ci sono per questa regata storica? “E’ una regata che ho trovato già confezionata e che ho ereditato. Dal canto mio, ho chiamato tutti gli yacht club possibili e immaginabili per presentare il nuovo progetto. Le ultime edizioni erano state molto tirate per i capelli, perché non erano esattamente quelle dei miei tempi, degli Anni '80 e '90, come numero di partecipanti”. E che ha detto loro? “Dovevamo anzitutto rispolverare il trofeo, rilucidare gli argenti e parlarne. C'è un tema di comunicazione molto importante, perché le nuove generazioni non hanno idea di cosa sia la Sardinia Cup. Mentre le vecchie generazioni, che lo sanno, diciamo che non sono più attive in barca o attive nella gestione dell'evento, per cui è necessario da un lato riscoprire la storia, ripercorrere il passato, coinvolgendo le nuove generazioni. Questa regata era mitica, ma lo era per noi, non per chi ha la metà dei nostri anni”. Quanti team avrete? "Abbiamo 10 team (con due barche ciascuno, nda) tendenzialmente molto forti per una regata mista di offshore, inshore, bastoni, quindi un format che ci riporta al passato. Il fatto di avere una prova offshore secondo me è centrale e fondamentale perché non dimentichiamo che abbiamo una partnership con il RORC che gestisce l'Admiral's Cup, quindi le divisioni in classi sono le stesse, il regolamento sotto il quale si corre è lo stesso: c'è molta similitudine per consentire a equipaggi di fare l'una e l'altra regata con le stesse barche”. Che percorso c’è per la “lunga”? “La differenza sostanziale fra le due regate è che la lunga dell'Admiral's è il Fastnet, mentre noi faremo qui una lunga con un nuovo formato che è di 24 ore. L'Admiral's appoggia le sue attività inshore e coastal al Fastnet, quindi il format dura due settimane, noi ne abbiamo due settimane a disposizione. Perciò la nostra è una prova lunga di 24 ore, senza un numero predefinito di miglia. Al termine delle 24 ore, con una serie di passaggi, punti predeterminati, boe virtuali, interromperemo la regata”. Ci saranno anche team stranieri? "Abbiamo grandi club coinvolti. Il RORC arriva con due squadre, lo Yacht Club Costa Smeralda è presente, così anche il Circolo del Remo e della Vela Italia. E lo Yacht Club de France. Sono abbastanza convinto che con un buon piano di comunicazione si potrà davvero fare un bel racconto e si potrà arrivare lontano”. E la Settimana delle Bocche? Era un’altra regata storica dello YCCS. “Stiamo pensando di rivitalizzare anche la Settimana delle Bocche che in questo momento è silente, ferma, bloccata, ma ci sto ragionando. Era una bella regata per classi a handicap, che poi si è associata ad eventi per classi one design. Noi vorremmo rilanciarla come una regata proprietaria”. In che senso? "Noi abbiamo molte regate per classi di barche – dal TP 52 allo RC 44, al J70, dove noi fungiamo da piattaforma per gli sponsor o per le classi stesse. Le regate come la Sardinia Cup invece sono proprietarie, cioé sono nostre. Lo è anche la Maxi Yacht, dove la Rolex è arrivata a regata già consolidata”. Che valore aggiunto anno? “Danno valore a brand del club. La Sardinia Cup, la Maxi Yacht Cup, la Superyacht Regatta hanno propri simboli. Sono regate fantastiche, con un logo dedicato designato da un grande artista”. Credo che siamo l'unico club che abbia per ogni singolo evento un marchio dedicato. Questo è il nostro patrimonio, la storia del club è basata anche su questi dettagli e a questo dobbiamo dare valore”. Si ritorna a parlare della storia in chiave moderna, non trova? “Questo è il nostro grande obiettivo. Utilizzare tutta questa storia, tutto questo patrimonio per fare di un club unico per fare delle cose che sono allineate con i tempi moderni è un passaggio molto interessante, divertente lo definirei. Faccio ancora un esempio...”. Prego. “Stiamo sviluppando il progetto di sviluppo della scuola di vela, della squadra agonistica e di tutto quello che ne consegue. Quindi Young Azzurra, che è un progetto nato nel 2020 e poi ha iniziato a esistere a fine 2020, inizio del 2021. Prende un nome che è storico ed importante, ma che è proiettato nelle nuove generazioni con classi di barche volanti, con atleti giovani. Questo secondo me è uno dei più grandi simboli di questa transizione fra storia e nuove generazioni, il nuovo modo di andare in barca. E a proposito di simboli, abbiamo realizzato i caschi dei nostri ragazzi di Young Azzurra: dietro ciascuno c’è un a storia. Sono stati realizzati da Romolo Ranieri, l’uomo che disegnò il pescione sul bulbo di Luna Rossa, da cui poi nacquero Piranha e Swordfish”. Caschi personalizzati, come nella F1. "Sì. Quello di Federico Pilloni è tutto blu con un'ala molto stilizzata, molto particolare, con una banda oro perché tra l'altro lui ha vinto manifestazioni importanti, mentre quello di Maddalena Spanu, che ha vinto contemporaneamente nello stesso anno la Coppa del Mondo, il campionato del mondo, il campionato europeo, ha quella stessa ala tutta d'oro. C'è una simbologia importante, nel senso che secondo me questi ragazzi si devono sentire anche proiettati verso il mondo della Formula 1, che tutti questi dettagli li guarda con un'attenzione maniacale”. Ma perché dice che il simbolo è importante? "Perché deve rappresentare lo spirito di appartenenza, l'orgoglio di essere parte di una squadra dove questi atleti sono seguiti nel senso più ampio del termine senso: non solo nell’attività velica, ma nella comunicazione, negli eventi, sui social”. Fate anche un’operazione di scouting? "Abbiamo lanciato Call for Young Sailors, che è un progetto tutto dedicato ai giovani, attraverso il quale selezioneremo con bando nuovi talenti e li porteremo dentro questo contesto, che non è impostato solo esclusivamente sulle classi olimpiche: ci sarà spazio anche per un gruppo di ragazzi che potrà andare ad alimentare i nostri equipaggi delle barche che fanno le regate d'altura. Il bando sarà pubblicato l’1 luglio e sarà rivolto a tutto il territorio nazionale”: Avete ingaggiato a tal proposito Pietro Zucchetti, già velista, già allenatore delle squadre nazionali del 470. Che significa? "Noi abbiamo l'obbligo dell'eccellenza, che da una parte è un lieve svantaggio, ma dall'altra parte è fantastico perché non possiamo mai abbassare la guardia, dobbiamo guardare ogni genere di dettaglio, senza poter lasciare nulla al caso. È un po' come andare in barca e fare una sfida importante sportiva. Ogni reparto deve avere il meglio del meglio e ogni struttura deve avere una sua operatività” Sembra un approccio aziendale? "Lo è. Lo YCCS anche in termini di numeri, fatturato, strutture, camere, ristoranti, negozi è un'azienda. E questa azienda secondo me merita di essere gestita come tale, anche se con logiche molto particolari perché è pur sempre basata su un'attività sportiva. Siamo tutti professionisti, tutti i reparti sono gestiti da professionisti e ove possibile scegliamo il meglio in ogni settore. No. Noi abbiamo all'incirca 750 soci, di cui 135 circa sono soci juniores sotto i 26 anni. E poi c'è anche una bella fascia di soci che non sono più juniores, ma entrano in quel segmento 26-34, eh, numeroso. Quindi secondo me siamo anche messi bene da questo punto di vista”. Ha anche il mandato di aumentare il numero di soci? "No. Abbiamo all'incirca 750 soci, di cui 135 circa sono soci juniores sotto i 26 anni. E poi c'è anche una bella fascia di soci che non sono più juniores, ma entrano in quel segmento 26-34. Quindi secondo me siamo anche messi bene da questo punto di vista. Cioè possiamo costruire un buon futuro per il nostro club. A proposito...”. Sì? "Un'altra delle cose che abbiamo deciso di fare è quella di creare una commissione giovani. E fra poco creeremo anche una commissione sport. Cosa vuol dire? Che i giovani possono venire da me con un programma sia sportivo sia di attività sociali che piacerebbe loro implementare e io, noi li aiuteremo a realizzarli”. L’obiettivo? "Tenere ingaggiate le future generazioni. Magari dando loro modo di divertirsi e fare sport”.
Yacht Club Costa Smeralda, Benussi: “Noi nell’America’s Cup? Solo un sogno”
Parla il segretario generale e direttore sportivo del club di Porto Cervo. “Ora la Sardinia Cup, ma pensiamo anche di rilanciare la Settimana delle Bocche. Son…








