Andrea Recordati è un velista appassionato. Così, nel mostrare la sua barca, Bullit, un Wally 93 super-spinto, è come se ci aprisse le porte di casa. Descrive il suo maxi-yacht con parole che se non fossero destinate a una “macchina da guerra”, risulterebbero anche dolci. Poi, si scende nel ventre di questo bolide del mare e si capisce che l’anima della barca dev’essere cattiva, per combattere tra imbarcazioni che sono al top della vela (foiling esclusa).

La coperta di Bullit

A bordo di Bullit

Immaginatevi una coperta infinita, che si allarga a poppa e si restringe a prua. Abbastanza sgombra di manovre, il marchio di fabbrica dei Wally, e circondata da una montagna di fibre di carbonio. Usate a profusione, perché qui la parola d’ordine è risparmiare peso. Persino le porte delle poche cabine sono in carbonio e sembrano fogli di carta.

Recordati descrive gli interni della sua barca chiamando l’interlocutore a uno sforzo d’immaginazione notevole. “Qui c’era la cabina, qui la cuccetta, qui...”. La realtà è che il ventre di Bullit è praticamente vuoto, non c’è quasi nulla e per tanto bisogna figurarsi un layout che non c’è. Vuota per pesare meno, appunto. Uno sforzo che il commodoro-armatore va a cercare anche con l’equipaggio. “Sarebbe di 27 persone, ma noi corriamo in 19, perché è previsto un bonus sul rating (la formula che consente a barche diverse di gareggiare insieme, attraverso l’assegnazione di handicap) per la riduzione di equipaggio”, ci dice.