Mi devo ricredere. Votato alla vela foiling, quella dell’America’s Cup, ma anche di The Ocean Race e i suoi Imoca60, passando per i 40 nodi toccati con FlyingNikka, pensavo che quella della velocità fosse l’unica vela ormai dispensatrice di emozioni e di adrenalina. Ma alla Maxi Yacht Rolex Cup ho ritrovato quella vela più tradizionale che avevo forse lasciato indietro nella corsa al computo dei nodi. Ed è stata una riscoperta esaltante.
Il primo giorno
Salpiamo con Manticore, il Mylius 60 di Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, dal molo D del marina di Porto Cervo con un Maestrale che spazza via. Altro che vela con il vento nei capelli, penso. Questo Mistral me li strappa dal capo. C’è la distribuzione delle cerate, quella dei giubbotti salvagenti, lo skipper e tattico Andrea Casale chiama a raccolta l’equipaggio – tutta gente navigata – e ripassa la procedura dell’uomo in mare. Just in case.
Be’, già così parto con una certa apprensione. Che ci sarà là fuori? In realtà, troveremo pura adrenalina, perché le sventagliate di Maestrale superano i 30 nodi. Il mare s’imbianca, i colori sono quelli unici della Costa Smeralda, il contrasto con l’ocra della costa e il blu profondo è splendido. Entriamo tutti in modalità di regata, svegliati da secchiate d’acqua ad ogni virata. La randa ha “una mano”, issiamo la vela a prua, proviamo l’assetto e sembra quello di una mera sopravvivenza. Però, che spettacolo!






