Max Sirena, il capo di Luna Rossa, ci riceve alla base di Cagliari, alla vigilia della giornata finale delle Preliminary. Qui, il team italiano "abita" dal 2014, con un trasloco di mezzo, che l'ha vista trasferirsi nella struttura del vecchio terminal crociere (in realtà, mai decollato perché non c'era il fondale idoneo) e con tre sogni precedenti di portarvi una tappa dell'America's Cup, non sbocciati - per il ritiro dalla Coppa del 2017, il Covid, un'incomprensione tra neozelandesi e politica locale -. Oggi, un sogno riuscito alla perfezione. "Ditelo quello che avete visto, quanta gente c'è ad assistere le regate. Io non ne ho mai vista tanta, nemmeno per l'edizione di Barcellona. E poi, la festa, l'atmosfera", esorta i media. Sarà un'intervista corale, non senza qualche punzecchiatura. Ma, all'apparenza almeno, c'è un uomo che nonostante il peso della pressione, si approccia con serenità alle domande. Non è poco, anche se le cose stanno girando bene nelle Preliminary per Luna Rossa: un primo e terzo posto in classifica. Sirena, Luna Rossa 1, quella dei giovani e delle donne, è prima in classifica alla vigilia della finale. Al timone Marco Gradoni e Margherita Porro: si aspettava che facessero, almeno finora, così bene? "Mi aspettavo che fossero più in forma dei senior (Peter Burling e Ruggero Tita, nda), quello sì. La questione è molto semplice: si sono allenati molto di più sulla barca one design. Gli altri, Peter soprattutto, ma anche Ruggero, lo hanno fatto meno rispetto che con la versione manuale, quindi senza il pilota automatico. Può sembrare una cosa banale, ma in realtà non lo è: sono barche completamente diverse. I giovani sono più in palla, sì. Marco ha dato anche la risposta più bella, quando gli hanno fatto la domanda: 'Ti sentirai sotto pressione?'. Lui si è girato e ha detto: 'Forse la sentono più loro, no?'. Ma è giusto, è normale che sia così". La tappa di Cagliari Sono importanti le Preliminary? Si punta a vincerle? "Sono fondamentali. E' vero, l'obiettivo è la Coppa, ma alla fine tutte le volte che si ha l'opportunità di fare una regata vuoi provare a vincerla". Perché fondamentali? "Perché è un test importante per vedere se il lavoro che stiamo facendo è quello giusto, perché è l'unica opportunità che abbiamo per competere contro gli altri, per vedere i velisti sotto pressione e per metterci gli avversari. E sono importanti anche dal punto di vista dell'immagine, perché ovviamente giochiamo in casa, siamo in Italia. Ci sono tante aspettative, il che è positivo perché vuol dire che evidentemente qualcuno ci reputa competitivi". Ha parlato della festa di Cagliari. Se tanto dà tanto, a Napoli nel 2027 sarà un'apoteosi. "Sì, è facile pensarlo. Per tre motivi. Intanto noi siamo italiani e siamo in Italia. Napoli sarà sicuramente un valore aggiunto all'America's Cup come lo sta facendo oggi Cagliari, perché nessuno qui si aspettava un'energia così positiva. Anche se adesso saltano tutti sul carro… Ma io lo sapevo. Quindi, tornando a Napoli, mi aspetto che sarà una delle America's Cup più belle di sempre. Anche perché, poi, c'è uno dei livelli più alti come aspetto sportivo degli ultimi 25 anni. Se si va a vedere gli equipaggi e i velisti coinvolti, ci sono chili e chili di medaglie. Alla fine le rockstar saranno proprio loro, i velisti, insieme con i team. Quindi noi dovremo essere bravi a metterli nelle condizioni migliori per performare al meglio. Alla fine, è questo l'esercizio che devo provare a fare io insieme a tutti quelli che lavorano con me qui dentro". Parlava di pressione. Dopo due giorni di regate sembra che i vostri due equipaggi e quelli Kiwi abbiano qualcosa di più degli avversari. E' così?" "Mah. Adesso siamo tutti entusiasti perché siamo primi e terzi, però è un attimo perché cambi tutto. Vai in finale, te la giochi secca, prendi una mazzata e torniamo ad essere per la gente dei deficienti… Non si può insomma giudicare il valore di un team da un evento e basta. È ovvio, qui tutti vogliono andare forte perché comunque poi se ne parla, se ne scrive sui giornali: alla fine, il modo migliore per parlare bene di uno sportivo è se fa risultati. Quindi, in definitiva, sono venuti fuori i due team, noi e Team New Zealand, che probabilmente hanno lavorato meglio negli ultimi mesi. Poi, oggi può cambiare tutto di nuovo…". Le barche della Louis Vuitton Cup saranno poi gli AC 75, non gli AC 40 di Cagliari. "Che sono barche completamente diverse: l'AC 75 rispetto all'AC 40 è un mondo, è una galassia completamente diversa, dove entrano in gioco una serie di fattori, i sistemi, le vele, le wing differenti". Che AC 75 vedremo alla Louis Vuitton Cup a Napoli? E, prima ancora, quando vedremo l’AC 75 di Luna Rossa? "Sull'AC 75 sono mesi che ci lavoriamo. Abbiamo fatto le prove al traino una settimana fa, andiamo in acqua a vela fra una settimana… Sarà una barca esteticamente, non parlo del colore ma di geometria, simile, molto simile a quella che abbiamo visto a Barcellona, però completamente nuova da un punto di vista di cuore. Inteso come sistemi interni. Ad un certo punto della campagna vareremo le wing nuove (le ali dei foil, nda), quindi in realtà sarà una barca completamente nuova". C'è ancora margine di miglioramento? "Molte volte alla fine della campagna si è arrivati al 60% del potenziale della barca. Sì, c'è margine, ma ci vorrebbe più tempo per lo sviluppo. Saranno sicuramente barche più performanti overall (in tutte le condizioni meteomarine, nda) rispetto a quelle passate, faranno un take off (il decollo in volo, nda) con meno vento. Mi aspetto match race dominanti, perché comunque le barche si avvicineranno in termini di performance l'una con l'altra, perché siamo alla terza generazione degli AC 75. Saranno regate belle da vedere". Quando vi trasferirete a Napoli? "Dovremo ricevere la platea dove costruire la base penso a giugno. Diciamo che inizieremo la costruzione della base a Napoli intorno a settembre. Adesso stiamo finendo la progettazione. Sarà una base anche molto bella. Però non abbiamo ancora deciso se ci andremo a dicembre, a gennaio o più avanti. Dobbiamo valutare diversi aspetti tecnico-logistici". I velisti Torniamo ai velisti. "Ora ovviamente si parla tanto di Marco Gradoni, di Margherita Porro, Maria Giubilei e Giovanni Santi, che è il primo ragazzo del nuovo ciclo Youth. Ma abbiamo tanti fenomeni con noi. C'è Gianluigi Ugolini, ad esempio, che ha vinto un Mondiale Nacra 17 insieme con Maria una settimana fa". La scommessa è sui giovani? "C'è tanto lavoro da fare, ma sono sicuro che a Napoli il livello di Youth e Women sarà altissimo, molto più alto rispetto a quello che abbiamo visto a Barcellona. E noi ci teniamo a far bene nuovamente (Luna Rossa ha vinto entrambe: AC Youth e AC Women), quindi dobbiamo prepararli al meglio. Sul programma Youth stiamo lavorando tanto, a stretto contatto anche con la Federvela, perché alla fine l'obiettivo è quello di creare e di formare il più possibile dei velisti forti per il futuro. E credo che l'Italia oggi sia nelle condizioni migliori rispetto a molte altre nazioni, quindi ci teniamo e vogliamo farlo bene". I timonieri I timonieri. E' già tutto scritto? I titolari sull'AC 75 per la Louis Vuitton Cup sono Burling e Tita? "Di scritto c'è solo che morirò prima o poi". Sull'AC75 al timone sarà possibile vedere anche le donne? "Sicuramente daremo la possibilità a Margherita di timonare ogni tanto, anche per una questione di meriti. Lei e gli altri giovani sono cresciuti tantissimo. Me ne accorgo dalle comunicazioni di bordo tra quelle di due mesi e mezzo fa e quelle di oggi: sono diventati un corpo unico. E di questo bisogna dare merito a loro, che sonbo due caratteri molto diversi, e ai coach per aver fatto crescere il gruppo insieme". I giovani Santi è all'esordio. "E' salito sugli AC40 due mesi e mezzo fa. Quante gliene dicevano all'inizio i suoi compagni… A uno di loro ad un certo punto gli ho detto: "Va bene bastonarli, però se vuoi avere il rispetto ogni tanto devi anche coccolarli'…". Sanno che devono solo vincere… "Partiamo dal presupposto che qui il 90 di chi vi lavora sta facendo quello che ha sognato. Per me è così, sento di essere privilegiato. Il problema è che non possiamo vincere sempre tutti e che nell'America's Cup non c'è nemmeno il podio: vince solo uno. Quindi dobbiamo fare sistema perché Luna Rossa vi riesca. Anche se, in Italia, siamo quasi sempre più bravi ad elogiare quello che non funziona che quello che funziona…". In che senso? "Penso che sia grande merito di Luna Rossa se la Coppa è in Italia e se questo evento a Cagliari ha tutto questo successo. Non penso ci sarebbe tutto questo ritorno senza di noi. Ma non per merito mio, sia chiaro, ma per quello di Patrizio Bertelli che ha avuto la visione anni fa e che ha creato un movimento velico diverso. Oggi in ogni team che è in gara ci sono italiani che sono cresciuti dentro Luna Rossa, in vari dipartimenti". Questa vela "volante" è per i giovani? "Non è solo questione dei foil. Sul cockpit di una barca ci sono cento bottoni da schiacciare. Se io mi metto a giocare alla PlayStation con mio figlio (Lorenzo, che in coppia con Alice Dessy ha vinto i Mondiali giovanili Nacra 15 negli Under 15 e Under 17, nda) mi dà dieci a zero. Devi essere bravo a schiacciare, a vedere tutto, ma devi essere bravo come velista, no? Se voi riguardate alcune riprese della regata della seconda giornata, all'arrivo, è impressionante il tempo di reazione di Gradoni che si è girato un secondo, ha orzato e ha vinto). Al di là della manovra, impressionano i tempi. Va tutto più veloce. Sono abituati ad andare a un'altra velocità, a un altro modo di andare in barca: è sempre vela, ma accelerata. Ma del resto, bisogna puntare sui giovani, non certo sui vecchi, no?". Sì, ma conta anche l'esperienza, no? "Prendiamo il match-race. Prima dovevi avere 10 anni di esperienza nel match race per essere competitivo. Oggi impari tutto talmente velocemente che cinque mesi di esperienza, se sei bravo, sono equiparabili a 10 anni di una volta". Burling e i Kiwi Vero. Ma è anche vero che avete acquistato Peter Burling dai Kiwi, che non è certo imberbe (ha 35 anni). A proposito, come è? "Non bisogno certo dire chi è Peter, no? Perché è scritto nei libri di storia, il più forte o perlomeno il velista più vincente degli ultimi 30, 40 anni. Ha vinto tutto. Fa parte del team, è un asset fondamentale per il team, non solo in acqua, ma anche a terra. Abbiamo avuto l'opportunità di coinvolgerlo, credo che abbia scelto noi per un motivo". I soldi? "Noi non siamo un team storicamente che dà ingaggi stellari. Quindi se ha scelto di venire con noi, è perché evidentemente ha pensato di poter trovare le condizioni migliori per performare al meglio e per la storia di Luna Rossa". I neozelandesi sostengono che loro con l'avvento dei foil sono partiti in vantaggio, ma che strada facendo gli avversari abbiamo colmato il gap. "Mah, non lo so. Loro sono sempre così, gli underdog, quelli che piangono sempre. Siamo dei poveretti, non abbiamo soldi, non abbiamo questo. Poi vai a scoprire che hanno un team da trecento persone. Penso, invece, che forse quello che è cambiato è che non hanno più il controllo assoluto di tutto sulla Coppa. Quanto al resto, restano il team da battere, sono i detentori del trofeo. E faranno di tutto per rivincerlo. Saranno ancora più agguerriti perché comunque hanno portato loro la Coppa in Italia e sanno che sarà un ambiente un po' più ostile, ma sono il team da battere". Anche dal punto della barca? "Se guardiamo l'ultima Coppa, la cosa impressionante di Team New Zealand non era la velocità. Probabilmente la barca più veloce era la nostra. Però avevano una capacità di manovrare che nessun altro aveva. Sono stati bravi nel sviluppare il miglior sistema di controllo overall della barca. Alla fine queste barche rappresentano il punto più alto tecnologico applicato alla vela, quindi bisogna dare loro il merito: sono stati bravi dal punto di vista sportivo, ma anche dal punto di vista di comunicazione, perché alla fine anche quest'ultimo è un elemento importante. Quindi, penso che siano ancora il team più forte. E se un altro team vuole puntare a batterli, deve alzare l'asticella interna". E' una questione anche di foil? "Mah, noi potevamo vincere anche la Coppa ad Auckland nel 2021. Abbiamo buttato via due regate, in cui eravamo in vantaggio. Se si riesce ad andare sul cinque a due o quattro a due o tre a uno, poi cambia... La verità è che non basta una sola cosa, non bastano i foil, ci vogliono i foil, i sistemi di controllo, regatare bene, gestire bene la pressione. Serve un sacco di fattori, è un gioco complicatissimo. Non è così banale creare una macchina perfetta. Devi essere migliore degli avversari in tutto". La nuova Coppa Guardiamo avanti. E' stata creata una nuova governance della Coppa, una partnership. Ci crede? "Penso che nel momento in cui la partnership non toglie l'heritage, la storicità della Coppa, funzionerà. Perché questa competizione ha un potenziale unico: non c'è niente oggi a livello globale, mondiale, da un punto di vista di potenziale come l'America's Cup in termini di sviluppo futuro. Dovremo essere tutti bravi…". Chi? Voi? Il Ceo Marzio Perelli? "Tutti. Dovremo cambiare tante cose perché è evidente che veniamo da una transizione dove c'era una persona che gestiva tutto. Poteva andare bene, soprattutto per lo scopo del Defender, ma adesso dobbiamo creare un prodotto vincente in generale. Come evento". Che formato dovrebbe avere la nuova Coppa? Più Preliminary, più regate di flotta (due, nella Louis Vuitton Cup 2027)? "Non lo so onestamente qual sia il numero di Preliminary ideale. Probabilmente tre, quattro, ma io non direi di più perché comunque poi andiamo a fare una cosa che non c'entra niente. Noi non dobbiamo fare copia e incolla di qualcosa di esistente. L'America's Cup è intoccabile. Ci hanno provato tutti in 175 anni a copiarla, ma non ci sono riusciti. È una cosa unica, non replicabile, non imitabile, quindi non dobbiamo snaturarla, perché diversamente alla fine c'è il rischio che diventi una delle tante regate. Invece, deve rimanere unica e lo resterà". Lei ha ancora la stessa voglia di battersi con Luna Rossa? Più o meno delle edizioni precedenti? "Se sono qui è perché ne ho voglia. E lo voglio per Luna Rossa, per l’Italia e per Patrizio Bertelli. Ho già vinto due volte la Coppa (con Oracle Usa e Team New Zealand, nda), ma quelle non le metto nemmeno nel curriculum”.
America’s Cup, Sirena: “I Kiwi piangono sempre, ma sono la barca da battere”
Parla il Ceo di Luna Rossa. “A Cagliari una grande festa, ma in tanti che ora saltano sul carro non se lo aspettavano. Tutto scritto per i timonieri? Di scritt…














