di
Gaia Piccardi
L'ad dell'America’s Cup Partnership e il grande evento nel 2027: «La vela entra nel futuro, alleanze necessarie ma niente paragoni con il tennis». Al via le regate preliminari in Sardegna
Marzio Perrelli, quale sarà il suo contributo alla Coppa America nel ruolo di Ceo di Acp (America’s Cup Partnership), la società nata tra detentore e sfidanti?«Per la competizione più antica del mondo si apre un nuovo capitolo. Il compito di Acp è custodirne i valori ma allo stesso tempo continuare a farla crescere in un contesto sportivo e mediatico profondamente cambiato. Serviva una piattaforma nuova per dare continuità alla Coppa nel presente. Oggi lo sport è anche finanza, tecnologia, contenuti social. Non dobbiamo stravolgerla, ma traghettarla. Io mi vedo come facilitatore del cambiamento e garante del passato».
Equilibrismo complicato. La Coppa Davis, che aveva le stesse esigenze, è diventata un Campionato del mondo.«In comune ci sono la tradizione e due trofei storici. Ma le similitudini tra Davis e America’s Cup, secondo me, finiscono qui. La vela, in più, ha la tecnologia estrema e la ricerca della velocità, come i motori».











