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Roberta Scorranese

Una mostra a Venezia ci riporta a parlare dell'artista che intuì l'astratto

Nella sua autobiografia Testo d’autore (1918) Kandinskij scrive: «Da ragazzo volevo fare il pittore ma, per un russo, mi pareva un lusso illecito. Così studiai economia politica». E nel 1889 il giovane ricercatore di demo-etnografia Vasilij Vasilievich partì per la sua prima missione: nord della Russia, governatorato di Vologda, sulle tracce dei sirieni, etnia ugro-finnica.

Lui era cresciuto a Odessa, città di mare e di vedutisti: paesaggi nitidi, pennellate naturalistiche. Ma in quelle izbe (case rurali) si materializzò, improvvisamente, un altro mondo: «Le credenze e le dispense – scriverà – erano ravvivate con molti colori disposti disordinatamente, in un angolo c’erano icone che mandavano oscuri bagliori».