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Rabelais già nel Cinquecento sosteneva che la scienza senza coscienza è la rovina dell'animo umano. In questo 2026 prima Papa Leone XIV, con la sua Enciclica sull'Intelligenza Artificiale, e poi il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta hanno affrontato da angolature diverse lo stesso tema: l'invenzione diventa portatrice di benessere solo quando si tramuta in innovazione perché si diffonde tra il maggior numero di uomini che possono così regolarla e non esserne succubi.La forza dell'AI, tema centrale degli Stati Generali di Class Editori, come si può leggere in Orsi&Tori e nel servizio su questo numero, ha perciò non a caso attraversato tutte le Considerazioni Finali del numero uno della banca centrale italiana. E non perché sia una moda, ma in quanto i sistemi di sviluppo digitale rappresentano un'opportunità straordinaria da cogliere per migliorare la produttività e competere al meglio nel caos globale che incombe sul mondo. Panetta, col suo stile asciutto e per nulla protagonista, si è allineato agli allarmi lanciati già dalla Banca centrale europea e dal Financial stability board circa la forza di penetrazione dei sistemi di AI in quelli di vigilanza bancaria e ha ammonito come con l'esponenziale incremento degli incidenti cibernetici (+80%) nell'ultimo triennio rispetto al precedente che hanno colpito gli intermediari finanziari «l'intelligenza artificiale rende il quadro più complesso». E ha spiegato perché, pur senza fare un chiaro riferimento al fatto che l'amministrazione americana stia impedendo ad Anthropic di rilasciare anche alle autorità bancarie europee il suo sistema Mythos, capace di attaccare ma soprattutto di difendersi dagli hacker digitali. «Nelle ultime settimane sono emerse notizie su modelli avanzati in grado di individuare vulnerabilità nei sistemi informatici con rapidità e profondità senza precedenti». Secondo il governatore, questa capacità può accelerare la correzione delle debolezze, ma anche rafforzare l'azione dei criminali informatici «soprattutto quando i presidi adottati dagli intermediari sono inadeguati». Che fare dunque? Si chiedono a palazzo Koch, che si sta muovendo in autonomia considerata l'ingentissima mole di risparmio degli italiani da preservare, ma anche in Eurotower. La risposta appare quella di continuare nelle trattative con gli Stati Uniti, dove il parere del presidente Donald Trump è fondamentale perché finora è stato contrario a mettere a disposizione di tutti la tecnologia a stelle e strisce, e fare anche da soli «con quello che si ha», come ha rivelato a Milano Finanza un altro banchiere centrale.Che il mercato unico, le imprese e i risparmiatori siano però sempre più nelle mani del presidente americano lo dimostra anche un secondo passaggio della relazione del numero uno di Bankitalia, quello sul livello dei prezzi. Una perdurante crisi energetica dovuta alla guerra in Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz può far innalzare l'inflazione fino al 6%, un livello impensabile e, ci tengono a precisare in Banca d'Italia, in uno scenario avverso, quando già oggi, col 3% si rischia un aumento dei tassi di interesse da parte della Bce.L'Europa e l'Italia non sono quindi padroni del loro destino? Sarebbe errato pensarlo e viene in soccorso Luigi Einaudi, ad ottant'anni dalla sua Relazione a palazzo Koch dove affermò quanto sia stretta la dipendenza «del benessere di tutti col benessere di ciascuno». Valorizzazione del capitale umano, determinazione nel progettare il futuro, salvaguardia dei suoi grandi patrimoni sono quindi la chiave di volta per il nostro paese, mentre l'Unione deve puntare con decisione ad emettere un titolo sovrano europeo con un bilancio federato. Ogni organismo può fare la sua parte. Il vecchio continente ha affrontato sfide peggiori. (riproduzione risevata)













