Il nome d'arte, DDUMA, è nato per caso: «Camminavo a Melissano con mia nonna e c'era questa insegna alla festa del paese. Mi è rimasta impressa. Qualche anno dopo ho dovuto scegliere al volo un nome che mi rappresentasse prima di caricare un brano online, e mi è ritornata questa parola, aggiungendoci una seconda "d" iniziale. Il verbo, in dialetto salentino, significa "accendere". E l'ho visto come un incentivo per me stessa, che nella vita a volte faccio fatica a impegnarmi, a dare il meglio, ad "accendermi", e nella musica voglio fare l'opposto».
Parla così Chiara Pizzi, DDUMA - appunto - nata a Casarano ma da tempo a Milano, che oggi pubblica l'EP A ddhu mare te porta, che contiene i singoli finora pubblicati e anticipa il primo album con la produzione di Machweo e il team di Ad Astra Dischi. Un lavoro in cui ha grande rilievo il dialetto, come racconta alla Gazzetta: «Mi sono trasferita in Italia dalla Spagna quando avevo sei anni, mi vergognavo perché non riuscivo a parlare bene nemmeno l'italiano. Poi stando a contatto con amici e familiari che parlano solo dialetto, l'ho assimilato, perfino qui a Milano convivo con delle salentine e lo parliamo. In certe situazioni ho proprio bisogno di esprimermi in dialetto, è come se parlassi in maniera più istintiva». Un rapporto stretto con la sua terra, che l'ha portata anche a inserire il simbolo del mare nel titolo del progetto: «Non sono la classica persona che non vede l'ora che arrivi l'estate per andare al mare - continua - ma il mare come elemento naturale mi piace moltissimo. Durante la pandemia stavo passando un periodo difficile, andavo in terapia a Gallipoli. Ogni volta al ritorno mi fermavo con mia madre sul lungomare: quei momenti sono stati utili per razionalizzare alcune cose. È un elemento che quando non ho vicino a me, mi manca».








