Fai per anni l’elettricista a Miami, vai a pescare con i tuoi figli, ogni mese metti via un po’ di soldi per il tuo piano pensionistico; poco tempo dopo, sei nel sud del Messico, senza casa, senza lavoro, costretto a mendicare per un po’ di cibo: è quanto accade ogni mese a centinaia di cubani deportati dall’amministrazione Trump verso nazioni diverse dal proprio Paese d’origine. «Ci stanno abbandonando a morire» racconta Harold A., 58 anni, cittadino cubano deportato in Messico. «Non c’è nessuno che ci aiuti. Non ci danno nulla. Non possiamo lavorare perché non abbiamo i documenti. Come facciamo a mangiare, a pagare l’affitto?».
SECONDO UN NUOVO report di Human Rights Watch migliaia di cubani deportati dall’amministrazione Trump in Messico si trovano oggi in un limbo giuridico: senza documenti, non possono tornare negli Stati uniti, non possono andare a Cuba in quanto classificati come dissidenti, e sono dunque costretti a rimanere in Messico senza uno status legale preciso. Si trovano in condizioni di estrema indigenza, faticano a trovare un riparo per la notte, e molti sono da mesi senza casa. Per loro non solo è impossibile trovare lavoro, ma anche procurarsi il cibo diventa un’impresa, soprattutto in città del sud come Villahermosa o Tapachula dove la criminalità organizzata controlla buona parte del territorio.














