Mondi Indicibili è il titolo e il fil rouge scelto da Klima Biennale a Vienna, festival interdisciplinare che si interroga e riflette sulle molteplici e «indicibili» crisi in atto, tra guerre, ecocidi e tecno-fascismo, e l’altrettanto «indicibile» bellezza e resilienza della natura, nonostante la crisi climatica e il degrado degli ecosistemi ambientali. Il festival mette in atto una sfida, quella di affrontare la complessità delle realtà contemporanea con iconografie e interventi che mettono in primo piano problematiche che non si vogliono affrontare.
KunstHausWien è l’hub del festival, oltre a più di cinquanta istituzioni partner che hanno creato un programma diffuso tra università, teatri, musei, spazi pubblici. Una ricerca polifonica in sintonia con il pensiero di Donna Haraway quando scrive dei danni provocati in modo sistemico sull’ecosistema. I tanti curatori di Klima Biennale, consapevoli degli intrecci tra natura e cultura, arte e scienza, sessualità e ambiente, hanno creato situazioni in cui il fruitore viene interpellato come agente sensibile e non solo come consumatore di immagini e parole.
In Karlsplatz, sulla grande ruota panoramica del Prater, ex riserva di caccia degli Asburgo, in un centro commerciale, sui muri e sulle colonne di edifici, sono state allestite 10 opere site-specific raccolte nel titolo (No) Funny Games. Interventi che hanno messo in discussione il ruolo dell’arte pubblica e criticato il modo in cui l’arte viene strumentalizzata nel dibattito climatico. Il riferimento al film Funny Games di Michael Haneke non è casuale, perché ciò che nelle opere appare gioioso si svela gradualmente come uno specchio del disagio del nostro tempo.








