Il caso del British Museum è piccolo solo in apparenza. Una conferenza sull’antico Israele e Giuda, organizzata per il mese della cultura ebraica, è stata rinviata per il timore che l’evento potesse essere interrotto da manifestanti. Non era un comizio del governo israeliano, non era un’iniziativa militante, non era una celebrazione di Netanyahu. Era una conferenza di storia e archeologia, dentro un museo, sui regni antichi di Israele e Giuda. Eppure è bastato questo perché diventasse un problema di sicurezza. Naturalmente il diritto alla protesta va difeso. Ma una cosa è protestare, un’altra è impedire agli altri di parlare.Quando la contestazione non serve ad aggiungere una voce, ma a rendere impraticabile un evento, cambia natura. Diventa pressione. E quando questa pressione si esercita su conferenze ebraiche, mostre ebraiche, artisti ebrei o persone accusate di non prendere abbastanza le distanze da Israele, il problema non può essere liquidato come normale dissenso politico. La distinzione tra critica a Israele e ostilità verso gli ebrei esiste, ed è decisiva. Proprio per questo bisogna riconoscere quando viene superata. Se il bersaglio non sono soltanto un governo, un ministro, una scelta militare, ma una conferenza sulla storia ebraica, una mostra sulle vittime del 7 ottobre, un’attrice insultata per strada perché sostiene Israele, allora qualcosa si è spostato. Non si sta più discutendo una politica. Si sta restringendo lo spazio pubblico in cui gli ebrei possono essere presenti senza doversi giustificare. Il punto più grave è l’abitudine. Ci stiamo abituando all’idea che la cultura ebraica sia un terreno delicato, rischioso, da sorvegliare. Ci stiamo abituando agli eventi rinviati, blindati, spostati in streaming. Tutto viene presentato come prudenza, e in parte lo è. Ma intanto il messaggio passa: chi minaccia di disturbare ottiene un risultato, chi voleva ascoltare perde un’occasione. Una democrazia liberale dovrebbe avere un riflesso semplice: proteggere chi parla, non premiare chi vuole impedirgli di parlare.
Il British Museum rinvia la conferenza per la cultura ebraica per paura di ritorsioni
Una conferenza sull’antico Israele e Giuda è stata spostata per il timore che l’evento potesse essere interrotto da manifestanti. Intimidire gli ebrei e chiamarla protesta








