Benvenuti in Occidente
Emanuele Calò
Powered by
Primo puntino sulla i. “Siena, turista israeliana prenota un agriturismo: benvenuta se dissente da Netanyahu”. Nessuno che si domandi se ciò configuri una discriminazione sulla base della nazionalità vietata dall’ordinamento positivo. Questa condizione viene posta soltanto agli israeliani? Viene posta anche ai cittadini di altri Stati? Se andassi, per dire, in Argentina, e mi ponessero la condizione di dissentire dal governo italiano, mi meraviglierei. Esiste la libertà di pensiero, codificata a tutti i livelli dell’ordinamento. Sennonché il problema non esiste se nessuno se lo pone.
Secondo puntino sulla i. Il Magen David Keshet, un’organizzazione gay ebraico italiana, non potrebbe partecipare alla sfilata del Gay Pride con un carro per via delle sue posizioni politiche su Israele. Nessuno si domanda se possa trovare applicazione la definizione IHRA di antisemitismo, accolta dall’Unione europea, che ritiene discriminatorio “Considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele”. Anche la Jerusalem Definition on antisemitism, preferita dal Pd, asserisce che è antisemita «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili della condotta di Israele o trattare gli ebrei, semplicemente perché ebrei, come agenti di Israele» così come «obbligare le persone, in quanto ebree, a condannare pubblicamente Israele o il sionismo (ad esempio, durante un incontro politico)». Si domanda anche ai titolari di altri carri o solo agli ebrei? Si applica alla fattispecie?










